domenica 11 novembre 2007

Bianca (Crepax)





E’ incantevole. Un profilo puro. Una testa incorniciata da splendidi capelli nero notte, sopracciglia sottili, rialzate ad arco, pupille stranamente violacee, profonde, tra le ciglia lunghissime. La bocca perfetta ha labbra ardenti. Il corpo è snello e pur pieno e morbido sotto l’aderenza dell'abito nero. Le gambe escono dalla sottana corta all'altezza del ginocchio, inguainate di seta nera, lucente. Il seno, la cui nudità si indovina più che intravedere, tende la camicetta.

Guido Crepax gode, è vero, di quel prestigio che la nostra società riserva agli uomini di successo. Però è un disapprovato. Lo si accusa di quasi tutto: decadentismo, florealità, erotomania, ermetismo, cerebralismo, pornografia di lusso, bizantinismo. Eccetera. Ma queste, a mio avviso, sono razionalizzazioni. L'ostilità della cultura dominante nei confronti di Crepax mi sembra abbia radici più profonde. Sospetto che non gli si voglia perdonare il suo costante rifiuto a giustificare in qualche modo l'erotismo. Per Crepax l'erotismo è erotismo e basta, gratuito, non finalizzato, svincolato da pretesti di qualunque genere, compresa la coppia. E lo si può ben vedere in questa «storia eccessiva» di Bianca. Chi sia Bianca non si sa. Della sua celebre sorella, Valentina, conosciamo tutto: professione, stato civile, cittadinanza. Persino l'indirizzo. Di Bianca, niente. Bianca non è un personaggio. E' una proiezione del profondo, l'espressione di un desiderio. E' un simbolo. Anzi, il simbolo dei simboli dell'erotismo. Per quel che ne so, da sempre la figura femminile è l'emblema di una certa sessualità, per lo più identificata con la fecondità. Identificazione, a me pare, qualche volta alquanto imprudente e azzardata, dato che l'immagine esprime solitamente la personalità femminile e non semplicemente la funzione, come nel caso del fallo. Il fallo è un organo, una cosa, un congegno fecondante. La figura femminile è sempre persona, e perciò portatrice di quel bagaglio di emozioni che costituisce la linfa dell'erotismo. Cioè della sessualità non procreativa, fine a se stessa, ludica, polimorfa e perversa. Ebbene, Bianca è appunto un simbolo di tutte le immagini



femminili, a loro volta simboliche. Questa Bianca dolcissima e crudele, docile e vorace, indifesa e aggressiva, masochista e ninfomane, raffinatissima e sboccata, tenera e sanguinaria, temeraria e rassegnata; questa Bianca che si studia di essere oggetto nei modi più inverecondi, senza mai allontanarsi, neanche di un millimetro, dal suo trono di soggetto protagonista; questa bellissima Bianca con la sua rete metallica, i suoi fonografi e le sue ossessionanti filastrocche, lo staffile o la sodomia, l'autoerotismo e l'omosessualità, il suo struggente narcisismo, il vascello fantasma, la giungla e il collegio, gli scheletri e i mostri; costei rivela appieno la sua attitudine a smantellare ogni argine, ogni moderatismo moralistico e ogni razionalismo. Rivela quell'anarchismo che Freud acutamente aveva intuito nella donna come propensione costituzionale. E infatti c'è nella storia di Bianca il senso di una grande anarchia interiore, di un abbandono senza riserve, di una voluttà che è estranea a ogni norma e a ogni ritegno. C'è quella «uscita dal sé» che in tutte le culture ha sempre costituito per l'uomo il momento rivelatore del mistico, cioè l'estasi. Mi sembra che Bianca, nella sua essenza di emblema erotico, abbia molto della strega, della creatura degli abissi, della regina delle tenebre. E' la bellezza sterile che si concede alla voracità del Maligno. La sua storia, in fondo, è tutta un grande sabba. Jacob Sprenger e Heinrich Institor, i due sommi inquisitori, l'avrebbero certamente incriminata, sottoposta ai tormenti e probabilmente condannata al rogo. I purificatori odierni si accontentano di colpirla, da destra e da sinistra, con la disapprovazione sociale ed eventualmente con la censura.
Certo la giovane Bianca, donna-simbolo di segrete, remote, ma non dimenticate ebbrezze, è nemica un po' di tutti, essendo la portatrice di quella sessualità originaria, sbrigliata e galeotta che, un po' a tutti, fa paura.

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Mel

Vita Eterna

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