domenica 11 novembre 2007

Venere in pelliccia CREpax




Ma ecco... e già «Venere in pelliccia» di Sacher‑Masoch si costruisce su queste due formule. «Ma ecco che arriva un'amica, una signora separata dal marito, un poco meno giovane, più esperta e meno scrupolosa di Wanda, e già il suo influsso Lusso si fa sentire in questo senso». L'azione è spezzata in due tempi, ma sono entrambi cominciamenti. Non c é passaggio, il tempo è annullato. «Mi chiama dal balcone. Corro su per le scale, da lei». «Scendo di corsa... ed eccomi. . . » .
La pulsione fa il giro di un oggetto assente, oggetto della pulsione scopica è lo stesso sguardo, e il soggetto compare quando questo giro, giro di un bordo, delle labbra, di un seno, simile all'orlo nero di una silhouette, si chiude.
Ma non per il perverso. Giacché è questo a distinguere ciò che Freud ha chiamato perversione rispetto alla nevrosi, ed è che, per il perverso, l'oggetto del desiderio, l'oggetto a non è mancante. ...................
Esattamente al centro del libro di Guido Crepax, la facciata di un palazzo per musica. Ma ciò che avviene dietro la facciata ha meno a che fare con il «suono», e la psicoanalisi ci ha detto molto di più sul rapporto della musica con la perversione, che non con il «movimento». ...........................
Ciò che si snoda tavola dopo tavola, ben ritmato, animato, dolcemente espressivo, è l'universo fantastico che conosce la nostalgia, l'attesa e il rinvio, e qualcos'altro che diremo. Le fantasie, la fobia, i mostri e i sogni, e non il conversare con la fredda statua di marmo che il Severin di Masoch intrattiene in apertura.
«Venere era distesa lì» calda quella di Crepax, ed è il buco di una serratura che ci dà nella prima pagina l'oggetto mancante, la chiave qui, di lettura.

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Mel

Vita Eterna

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