venerdì 7 dicembre 2007

Suicidio


Dissanguamento

Il dissanguamento è un metodo che consiste nel raggiungere la morte mediante la perdita di sangue. Esso consegue di solito a una ferita a carico di una arteria. La carotide, l'arteria radiale, quella ulnaria o femorale sono maggiormente interessate da questo tipo di ferite. Esemplare caso di suicidio per dissanguamento, completato poi dall'ingestione di cicuta, fu quello del filosofo stoico latino Seneca.

Taglio delle vene
Questo tipo di taglio può attraversare il polso e danneggiare i tendini, i nervi ulnario e mediano, che controllano i muscoli della
mano, che possono subire una riduzione temporanea o permanente a danno delle abilità sensitive e motorie.[1] Non è un metodo immediatamente letale, poiché spesso non comporta il danneggiamento della arteria, e il dissanguamento mortale dovuto alla perdita di sangue venoso è più difficile e raro. Possono essere necessarie più o meno ore per raggiungere la morte per dissanguamento, a seconda di un certo numero di variabili.

Taglio dell'arteria della carotide

Ferirsi tagliandosi la gola è un altro metodo di dissanguamento. Il danno è inflitto all'arteria carotidea, che porta il sangue al cervello, e la morte sopraggiunge entro pochi minuti, anche se la morte può derivare in realtà dall'ostruzione della trachea causata dalla emorragia. Le persone che compiono questo gesto spesso finiscono per tagliare il nervo della laringe, che collega le corde vocali e la laringe, e di conseguenza perdono la voce. Tale metodo è anche utilizzato come suicidio rituale in Giappone, da parte delle donne nobili con gli stessi intenti del seppuku adottato dagli uomini.

Combustione

Il suicidio mediante il fuoco consiste nell'atto di darsi fuoco da soli; spesso per questo scopo viene adoperato un liquido accelerante come la benzina.
Ci sono molti casi documentati relativi all'uso di questo metodo come azione di protesta pubblica e spettacolare, particolarmente, ma non esclusivamente, nei confronti di regimi repressivi.
Thich Quang Duc, un monaco Buddista, si diede fuoco nel 1963 per protestare contro la repressione del buddismo da parte del governo del Vietnam presieduto da Ngo Dinh Diem. La BBC ha riferito di numerosi casi di immolazione mediante il fuoco fra le donne dell'Afghanistan.[2]
Uccidersi dandosi fuoco può comportare un tempo di diversi minuti o addirittura diverse ore, rendendo questo un terrificante metodo di suicidio. La morte può scaturire dall'inalazione di fumo, dallo shock, dal tessuto polmonare carbonizzato o, dopo un periodo di giorni, dal cedimento strutturale dell'organismo. Le persone che sopravvivono al sacrificio mediante il fuoco possono tuttavia soffrire di estese ustioni.
Uno dei più noti casi di questo tipo di suicidio fu quello dell'eroe nazionale della
Lituania, Romas Kalanta, che si diede fuoco a Kaunas, come protesta nei confronti dell'oppressione attuata da parte dell'Urss nei confronti della Lituania. Ciò avvenne il 14 maggio del 1972. Un altro caso in cui la combustione fu usata come metodo di protesta politica fu quello del giovane cecoslovacco Jan Palach, datosi fuoco nel 1969 nella piazza S.Venceslao di Praga, per protestare contro l'occupazione sovietica.

Affogamento
Il suicidio per affogamento consiste nell'atto di immergersi nell'
acqua o in altri liquidi e di restarvi immersi così a lungo da provocare l'apnea e la conseguente asfissia, privando il cervello dell'ossigeno. I casi veri e propri di affogamento si verificano quando i polmoni della vittima sono pieni d'acqua. Come negli altri casi di soffocamento, se l'affogamento è interrotto prima della morte, la mancanza di ossigeno può provocare danni al cervello.

Overdose di farmaci
Il suicidio mediante
overdose di farmaci è un metodo che comporta l'assunzione di dosi enormemente superiori ai livelli prescritti, oppure l'assunzione di combinazioni di farmaci che possono avere, nell'insieme, effetti letali. L'overdose può anche essere ulteriormente aggravata dalla commistione dei farmaci con alcool o stupefacenti. A causa dell'indeterminabilità, da parte del suicida, della dose di farmaci effettivamente letale, la morte è una conseguenza incerta, e il tentativo di suicidio può finire con la sopravvivenza della persona ma con severi danni all'organismo. I farmaci, che di norma vengono assunti per via orale, possono essere espulsi mediante il vomito prima che ne avvenga l'assorbimento. Nei casi di tempestivo intervento sanitario, la lavanda gastrica è il metodo prevalentemente usato per arrestare il tentativo di suicidio. Proprio a causa della facile reperibilità dei farmaci necessari a questo tipo di atto suicida, è un metodo fra i più frequentemente adottati, in particolare dalle persone che già si sottopongono a cure psicofarmacologiche, che dunque dispongono di notevoli dosi di sostanze psicoattive.

Elettrocuzione

Il suicidio mediante elettrocuzione consegue all'uso di uno shock elettrico per uccidersi. Una tensione elettrica ( voltaggio ) sufficientemente elevata può sopraffare la resistenza elettrica della pelle e infliggere una potente scarica di corrente elettrica a tutto il corpo. Una forte corrente alternata attraverso il corpo può seriamente corrompere i segnali nervosi e indurre il cuore in fibrillazione.

Esplosivi
Il suicidio mediante l'uso di esplosivi comporta l'introduzione di esplosivi in orifizi del corpo o in prossimità del corpo stesso. Una quantità adeguata di esplosivo può causare la morte istantanea, nella maggior parte dei casi riducendo il corpo in pezzi. Negli altri casi la morte sopravviene a causa delle ustioni, del dissanguamento o delle emorragie interne.

Impiccagione
Suicidio mediante impiccagione.
La tradizionale pena di morte mediante impiccagione consiste nella sospensione del soggetto mediante una corda fissata a un oggetto rigido, ad es. la forca, all'estremità della quale viene prodotto, mediante appositi nodi, un cappio, dove deve essere infilata la testa. La persona cade mediante l'apertura di una
botola, ovvero, nel caso di suicidio, si lascia andare o salta, in modo da cadere da una altezza superiore, e la morte sopravviene istantaneamente a causa della rottura del collo. Se il collo non è rotto, l'asfissia dovuta alla ostruzione della trachea conduce più lentamente alla morte. Molte persone che tentano di uccidersi mediante impiccagione finiscono al contrario per strangolarsi da sole, e non sempre muoiono; in alcuni casi essi soffriranno di danni cerebrali a causa della prolungata mancanza di ossigeno.

Salto ovvero defenestrazione
La caduta da una grande altezza può danneggiare l'organismo fino a condurlo alla morte. Se una persona si lancia da un ponte molto alto direttamente nell'acqua, la morte può sopraggiungere per l'impatto piuttosto che per l'affogamento. Alcuni salti letali dal
Golden Gate, da cui si sono suicidate circa 1300 persone dal 1937 al 2006, sono stati documentati nel film "The Bridge".

Avvelenamento

Il suicidio può avvenire anche mediante l'uso di sostanze tossiche per l'organismo umano. Esemplare è il caso dei suicidi di massa tipici di alcune sette religiose, quale ad es. quello ordito da un gruppo di abitanti di Jonestown, nel nord-ovest della Guyana, i quali furono guidati verso la morte dal loro leader spirituale, e si uccisero ingurgitando un cocktail di diazepam e cianuro nel 1978[3]. Lo stesso Adolf Hitler assunse una dose di cianuro mentre simultaneamente si sparò un colpo d'arma da fuoco alla testa, per uccidersi. Vi sono numerose altre sostanze velenose, suscettibili di provocare un suicidio per avvelenamento laddove assunte in dosi adeguate.

Avvelenamento da monossido di carbonio

Un particolare tipo di asfissia consiste nell'inalazione di alti livelli di monossido di carbonio. La morte di solito sopraggiunge per ipossia. Per lo più il monossido di carbonio è utilizzato perché è facilmente accessibile quale prodotto di una incompleta combustione; per es. è rilasciato dalle autovetture e da altri mezzi di trasporto, come prodotto di scarico. Il monossido di carbonio è un gas inodore e incolore, perciò la sua presenza non può essere riconosciuta alla vista o all'olfatto. Esso arreca danni all'organismo umano mediante l'azione delle molecole di CO che si attaccato irreversibilmente all'emoglobina presente nel sangue, rimpiazzando le molecole di ossigeno e abbassando progressivamente il livello di ossigenazione del corpo umano, fino a comportarne la morte.
Nel passato, prima che esistessero sistemi di regolazione della qualità dell'aria e marmitte catalitiche per gli scarichi delle auto, il suicidio mediante avvelenamento da monossido di carbonion era spesso ottenuto mantenendo acceso il
motore del veicolo all'interno di uno spazio chiuso come un garage, ovvero dirigendo il fumo di scarico del motore all'interno del veicolo mediante un tubo flessibile. In ogni caso, l'incidenza di questo tipo di suicidi, mediante intossicazione all'interno di spazi chiusi, sembra essersi ridotta.[4]

Seppuku e Jigai
Per approfondire, vedi la voce seppuku.
Il seppuku, simile all'
harakiri, è un metodo rituale di suicidio adoperato in Giappone, prevalentemente nell'epoca medioevale, anche se alcuni casi sporadici si ricordano anche nell'epoca moderna. Ad esempio, lo scrittore Yukio Mishima eseguì un seppuku nel 1970 dopo un colpo di stato fallito, con il quale intendeva restaurare il pieno potere dell'imperatore del Giappone. Diversamente da altri metodi di suicidio, il seppuku ha lo scopo prevalente di salvaguardare l'onore di chi lo compie. Il rituale fa parte del bushido, il codice d'onore dei Samurai. Nel caso delle donne, oltre che per salvare l'onore, anche per evitare uno stupro, il tradizionale suicidio rituale si chiamava Jigai che consisteva nel taglio della vena giugulare del collo.

Uso di armi da fuoco
Metodi di suicidio fra le persone nella fascia di età 15-19. L'uso delle armi da fuoco risulta prevalente come metodo di suicidio, negli Usa
Questo metodo comporta l'uso di un'arma da fuoco per causare una ferita letale a se stessi. Esso viene adottato più frequentemente in quei paesi dove è più facile disporre di un'arma da fuoco, ed è il metodo più adottato negli
Usa. Questo metodo può essere adoperato anche negli stati dove le armi da fuoco sono meno reperibili, in particolare dalle persone che adoperano le armi nel loro lavoro (soldati, guardie o poliziotti) o nel tempo libero (cacciatori o frequentatori di tiro sportivo al bersaglio). Alcuni studi hanno dimostrato che in Occidente gli uomini tendono ad usare questo metodo maggiormente rispetto alle donne, cosa che è stata citata come una delle principali ragioni per il maggior tasso di successo, nel suicidio, nell'ambito del sesso maschile. Gli uomini tendono a rivolgere l'arma verso la testa, le donne invece mirano al cuore. [5]

Attacco suicida

Un attacco suicida è un gesto con cui qualcuno(denominato comunemente kamikaze ), da solo o in gruppo, intende uccidere altre persone mediante il suo stesso atto suicida. In un attacco suicida nel senso più stretto, l'attaccante muore egli stesso a causa dell'azione, per es. in un esplosione o in un incidente che egli stesso ha causato. Il termine viene altresì applicato per definire una tipologia di situazioni in cui non è del tutto chiara l'intenzione reale dell'attaccante, ma in ogni caso egli è morto compiendo un gesto legato alla realizzazione degli obiettivi della sua fazione.
In genere gli attacchi suicidi sono motivati da ideologie politiche o religiose, e vengono effettuati in svariati modi. Per es., gli attaccanti possono recare l'esplosivo direttamente sui propri corpi, in modo da farlo esplodere quanto più vicino è possibile all'obiettivo, oppure possono utilizzare auto-bombe o altri macchinari per causare il massimo danno possibile. Si parla in questo senso più propriamente di attacco omicida, per enfatizzare l'aspetto riguardante l'uccisione di altre persone. In ogni caso, la condizione che distingue l'attacco suicida dall'omicidio vero e proprio consiste nella morte dell'attaccante stesso, necessaria per la riuscita dell'attacco.
Il
terrorismo islamico ha compiuto, nella forma dell'attacco suicida, numerosi attacchi, ad es. nell'ambito del conflitto arabo-israeliano, nonché nella lotta contro l'Occidente. Gli attaccanti ritengono di raggiungere così, oltre a obiettivi religiosi, politici e morali, una condizione di particolare riguardo per la propria anima nella vita ultraterrena.
L'attacco dell'
11 settembre 2001, organizzato e attuato da Al-Qaeda usando aerei civili che si sono abbattuti sulle Torri Gemelle e sul Pentagono, è un chiaro esempio di attacco suicida.

4 commenti:

Anonimo ha detto...

..e qualcosa di più delicato? per andarsene e basta...

Anonimo ha detto...

molto intiresno, grazie

Anonimo ha detto...

molto intiresno, grazie

Anonimo ha detto...

peche nonho il coraggio

Mel

Vita Eterna

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