sabato 16 febbraio 2008

LA MORTE E GLI STATI CHE LA SEGUONO



Sono invalse fra noi molte idee false sulla morte. Su tre di tali idee errate io voglio attirare la vostra attenzione.1. Consideriamo prima quell'idea, universalmente accettata, che la morte sia la fine di tutto. Idea generalmente condivisa dai materialisti. Ma la morte è la porta della vita, perché conduce l'uomo da uno stadio a un altro. Cosa che sembrano affermare quasi tutte le religioni.2. Un'altra idea falsa riguardo alla morte è che questa produca un cambiamento radicale nell'essere umano. La verità e che l'uomo morendo non si trasforma più di quanto si potrebbe trasformare passando da una camera a un'altra. Se possedeva in vita un'intelligenza elevata, se pensava e agiva rettamente, continuerà a pensare e agire rettamente. Se in vita era ignorante, la morte non gli fornirà nozioni più vaste e resterà l'ignorante che era sulla terra. Così, se i suoi desideri erano bassi, la morte li lascerà tali. Non c'è una trasformazione della natura, ma una specie di passaggio da uno stato a un altro.3. La terza concezione falsa è che ci sia assolutamente impossibile sapere qualcosa su ciò che avviene dopo la morte. Idea moderna, perché gli antichi pensavano di essere in grado di saperlo. La moderna tecnica ci ha fatto credere che gli antichi fossero dei primitivi, pieni di superstizione. Ma non è così. Per comprendere il discorso è opportuno accennare alla costituzione dell'essere, secondo il pensiero della tradizione. L'uomo non possiede solo un'anima e un corpo, una dentro l'altro. Al contrario, l'anima vera (o lo spinto dell'uomo) ha parecchi veicoli in cui può abitare sotto condizioni diverse. Anche san Paolo parla di quattro elementi nell'uomo: lo spirito, l'anima, il corpo fisico o corpo naturale e il corpo spirituale. L'uomo perde, quando muore, il solo corpo fisico, quello che è il nostro involucro attuale, ma conserva il corpo spirituale, cioè uno spirito e un corpo di un'altra specie e può vivere in questo nuovo corpo come prima viveva in quello fisico. Questo corpo spirituale però non è qualcosa di nuovo che l'uomo riveste al momento della morte, ma qualcosa che faceva parte integrante del suo essere durante la vita terrena. Solo che, essendo composto di una materia più sottile di quanto possano percepire i nostri sensi fisici, l'uomo normale non ha generalmente coscienza di possederlo. Che cosa è allora il corpo sottile? Durante la vita il corpo sottile serve come veicolo all'espressione delle emozioni, delle passioni e dei desideri dell'uomo. L'uomo che ha sviluppato la visione di ciò che noi chiamiamo il piano astrale, l'uomo capace di percepire questo corpo sottile dei suoi simili, vede che tutte le emozioni o le passioni provate da una persona provocano vibrazioni intense nella materia di questo corpo sottile. Ora, la persistenza di questo corpo sottile dopo la morte, dipende unicamente dal genere di emozioni e di sentimenti in cui l'uomo si è abbandonato durante la vita. Se egli si è lasciato dominare dalle basse emozioni avrà nel corpo sottile materia grossolana. Nella vita che succede alla sua morte, quest'uomo si troverà trattenuto, per un tempo considerevole, dalle emozioni della sua natura brutale e dalla necessità di disfarsi del suo corpo grossolano. Dopo la morte del corpo fisico, anche il corpo sottile comincia a disgregarsi gradatamente. Questo corpo e tutte le emozioni di cui è veicolo devono essere interamente disgregati prima che l'uomo passi a regioni più elevate. Se le passioni sono ancora molto forti, esse manterranno per molto tempo questa materia sottile e vivente in stato di vibrazione intensa. L'età in cui un uomo muore è un fattore importante. Un uomo che muore nel fiore dell'età avrà probabilmente tutte le passioni, tutte le sue emozioni, in uno stato di vitalità assai più intense che non un uomo attempato. Pertanto, la sua dimora su quel piano, nel mondo sottile di cui si parla, sarà più lunga di quella di un vecchio semplicemente perché quest'ultimo si sarà disfatto, in gran parte, delle passioni inferiori. Solo quando l'uomo si è liberato da questo corpo sottile, può entrare in uno stato più elevato. Gli stati che seguono la morte sono unicamente, e in modo assoluto, il risultato della vita dell'uomo. Egli soffrirà certamente se avrà ceduto a tutti i suoi desideri e se sarà morto con molti desideri insoddisfatti. Ma la sofferenza non gli sarà data come punizione, essa sarà semplicemente il risultato delle sue azioni. Se sarà stato malvagio, egli sarà obbligato a purificarsi tra terribili sofferenze. Invece, chi si è comportato bene, dominando la propria natura inferiore, quando morirà, trovandosi nel suo corpo sottile, avrà in sé pochissimi elementi capaci di rimetterlo nello stato di chi ha desideri. Egli, avendoli già eliminati, sarà pronto a passare, purificato e dopo un tempo assai breve, in condizioni più elevate. Ora accennerò allo stato più elevato che segue quella che si può definire la seconda morte. Questo stato non è una ricompensa per azioni buone, come lo stato precedente non era una punizione per azioni malvagie. L'uomo libero dalle passioni e dai desideri è pronto a passare a quello stato più elevato che molte religioni chiamano cielo. Egli non passa però in un dato luogo dello spazio, ma si trova in speciali condizioni di esistenza, in uno speciale stato di coscienza, stato che è in realtà il piano dei suoi pensieri: nel mondo del pensiero. Il pensiero è una cosa reale e non scompare appena emesso, l'uomo si circonda di una specie di guscio, di un'atmosfera dei suoi pensieri. Questo ammasso di pensieri perdura evidentemente con lui dopo la morte. Nella maggior parte di noi, molti pensieri sono strettamente in rapporto con le nostre emozioni, le nostre passioni. Tutti questi si disperdono e cessano di produrre i loro risultati già nel primo periodo che segue la morte. Ma anche i pensieri più elevati sopravvivono e costituiscono un involucro che dovrà a sua volta disintegrarsi. È difficilissimo definire che cosa sia il mondo mentale. Immaginate un mondo dove i pensieri sono cose, dove essi hanno una realtà oggettiva. Giunto a questo punto l'uomo conserva solo la parte elevata dei suoi pensieri, essendosi il resto consumato nello stadio precedente. L'uomo vive così in mezzo a quanto vi è di più elevato nei pensieri che ebbe durante la vita fisica e che ora sono tutta la sua vita. In quella condizione l'uomo ha come ambiente quanto vi è di meglio nella vita che ha passato sulla terra. È in realtà il compiersi, nella sfera mentale, di tutte le aspirazioni che egli ha avuto nella vita fisica, senza averle potute vedere effettuate. Ci siamo pertanto liberati dall'idea spaventevole della dannazione eterna. Inoltre, ci siamo liberati dall'idea della punizione o della ricompensa. La morte è assolutamente diversa da ciò che avete sempre creduto: è solo uno stadio e un grado dell'evoluzione dello spirito. Perciò non è una cosa da temersi, ma deve essere semplicemente accettata come una parte della vita stessa. La paura della morte è un errore, poiché in fondo la morte non esiste!

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Mel

Vita Eterna

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