lunedì 31 marzo 2008

la Filosofia


Che il santo sia il filosofo, è tanto poco necessario, quanto poco necessario che il filosofo sia un santo: come necessario non è che un uomo bellissimo sia un grande scultore o che un grande scultore sia pure un bell'uomo. Sarebbe d'altronde singolare pretendere da un moralista che non debba raccomandare se non le virtù da lui stesso possedute. Rispecchiare astrattamente, universalmente, limpidamente, in concetti l'intera essenza del mondo, e cosi, quale immagine riflessa, deporla nei permanenti e sempre disposti concetti della ragione: questo e non altro è Filosofia. (Ib.,I§68)

Schopenhauer.

venerdì 28 marzo 2008

Tempo che và Tempo che viene


Camminavo lungo una strada già percorsa, ero felice, cosa strana in verità poichè non mi capita molto spesso. Al mio fianco amici fidati e persone gradite. Il cielo erà nero, la pioggia scendeva fluente lungo il viso, ero felice.

La giornata scorreva lenta ed il tempo non permetteva, goccie grandi come uova di colibrì colpivano pozzanghere poco profonde creando cerchi e spirali, dando l'impressione di star osservando un vetro in libero movimento, una dimensione parallela simile a questa ma lontana nello spazio come un immagine riflessa sulla superfice d'un iride.

Ragazze dolci, stronze, amate passavano nel viale della mia vita portando con loro parti di me, sorrisi e aleggiare di profumi colpivano l'animo, canzoni infondevano coraggio dando un senso e un'emozione a momenti altrimenti statici, il tempo era stabile, ero felice.

Studi di routin portavano impressioni sempre uguali e la monotonia della situazione riproponeva attimi d'incerta noia, libri e saggi scorrevano sotto occhi stanchi in compagnia d'un vago sorriso su labbra di pallida alba, il tempo era bello, ero felice.

Ora che qui scrivo attimi passati, osservati in momenti quotidiani, contemporaneamente penso al futuro, a nuovi attimi e nuovi incontri, volti conosciuti e sconosciuti passano il mio sguardo e mi accorgo che il tempo non è mai cambiato, sono felice.

mercoledì 26 marzo 2008

uff !! Cartoni..


Valiant entra nel set, Rogger si sta facendo sbattere il firgorifero sulla testa, è distratto.. poverino.

Il capo vuole dare una sveglia al coniglio, lui vorrebbe una paga larga e una bottiglia, accetta, non senza riserve. la paga è a fregatura, metà a fine lavoro, esce osservando cartoni in opera, ma come si fà, pensa, è un casino.

Il tram parte, lui va a scrocco. Và al locale, gli serve un bicchierino e una macchina fotografica. Dolores non vuole, povera Dolores sempre preoccupata, gli da la macchina, il rullino è dentro e l'assegno è buono, un coglione lo sfotte, ora lavori per i cartoni è?, lo sbatte sul bancone, io Non lavoro per i cartoni, esce incazzato deciso a finire il lavoro.

Il buttafuori è un'orango, la parola d'ordine, mi manda Walt Disney. Paperino e Daffy suonano al piano un quattro mani esplosivo, un cretino gli macchia la giacca, ma che ti sembra divertente ?, non ti arrabiare amico è inchiostro simpatico, stretta di mano con scossa, l'avrei ucciso, ordina whisky con ghiaccio ad un pinguino, gli portano whisky e rocce, cartoni.., Betty lo saluta, una bianco e nero come non ce ne sono più, sta per iniziare lo spettacolo di Jessica, la folla fermenta.

Da un'adorabile conoglietta si rivela essere una focosa rossa, Jessica Rabbit ?, il cuore bolle, la pressione aumenta, la mente a zero, non basta il whisky. Il cretino va nel retro, lo segue a distanza.. è pronto a fare le foto, l'orango lo disturba.. finisce con un volo nella spazzatura, fortunatamente c'è una finestra sul vicolo.

Il cretino se la gode, fanno farfallina..è eccitante.

Il coniglio vede le foto, piange, è sconvolto. Prende un bicchierino..occhi rossi..urla..esplosione di bicchieri, ma guarda te, lo consolano, si incazza e rompendo la finestra esce di scena.

martedì 25 marzo 2008

E perche mai doveva mancare la mia Pasquetta ?


Mi sveglio



è presto



Mi preparo con calma e carico la macchina



Cazzo il Dolce!



Partenza tranquilla, si sente la mancanza degli Artic in trasferta sull'altra auto



Da me fa la neve ma a Latina il tempo è accettabile



Sono il Primo



Arriva il Tiz con il Padre, saluti auguri e si rimane tre in attesa


Soliti ritardi solo il Tonini puntuale, e..Genny se nn fossi stata tu ce ne saremmo gia andati comunque si comincia, tutti pronti, Giovanni allupato per la stupenda visione della sorella di Genny, Io E Tiz ci si incammina per arrivare a Sabaudia, lungo il traggitto si ritrovano i fedeli Artic, e da lì a casa di Jacopo.

Arriviamo e piove, il Dolce si fa attendere, effettuiamo un cambio d'auto causa la scarsità di spazio e l'ingombro della mia stazza. Si riparte, dagli Artic a Giovanotti, diretti dal Matteo. Si arriva da lui e si scarica, saluti e baci, auguri e chiacchiere e arrivano anche gl'altri. Sistemiamo il tavolo e ci presentiamo ai nuovi sconosciuti, il tempo continua a fare schifo, sistemazione effettuata si carica la tavolata.

Dopo l'abbuffata si chiacchiera e si esce, si gioca e ci si conosce, simpatico il Njuera che a me non è sembrato affatto un prete quanto mi ha ricordato l'immagine di uno scrittore che a me piacque molto, con le ragazze non ho fraternizzato molto ma sono entrambe molto simpatiche spero altrettanto. La sorella di matteo mi sta sempre più simpatica, forse perche in parte mi ricorda la mia sorellina, riguardo a Palmacci, Perroni e il Calisi che dire mm... forse il solito ma in tutti i casi sempre prevedibilmente gradevoli (non è un'offesa ma un pregio).

Poi chiacchiere chiacchiere e qualche passaggio a palla e chiacchiere chiacchiere, si cammina lungo la strada, piove e chiacchiere chiacchiere chiacchiere ,Tiz e altri fanno filmini mentre noi si parla in un'atmosfera surreale nel garage di matteo a luminaria d'atmosfera, nel sottofondo si notano alcuni istanti di Noia dal Calisi e altri poi ripresisi.

é tardi son le sette

Si decide di partir

Saluti baci abracci e in macchina

Guida Genny e il terrore dilaga, la macchina si spegne quattro volte ma si riesce a non farsi ammazzare, sull'arrivo il Tonini se ne va e in tre si sta in attesa, infine il ritorno in un paese diviso più rosso nel viso che gonfio d'amor.

domenica 23 marzo 2008

Tzitzimime




Itzpapalotl, la più importante tra le tzitzimime
Le tzitzimime, nella
mitologia azteca, erano delle divinità mostruose provenienti dalle tenebre. Erano di sesso femminile e avevano sembianze scheletriche.
Il loro arrivo era collegato al
mito cosmogonico secondo il quale, nell'ultima Età del mondo, l'umanità sarebbe stata distrutta. Con l'avvento dei conquistadores, la profezia non si completò e il dominio delle tzitzimime sul mondo fu rinviato. Controllavano il mondo dal cielo, sotto forma di demoni-stella, manifestandosi pericolosamente durante la notte.
Venivano raffigurate come scheletri con un
serpente in posizione fallica (nonostante fossero considerate femmine), una collana di mani e cuori umani e orecchini a forma di mano.
Si dividevano in quattro categorie:
Iztactzitzimitl (mostri bianchi)
Xouchcaltzitzimitl (mostri blu)
Coztzitzimitl (mostri gialli)
Itlatlauhcatzitzimitl (mostri rossi)
La più importante tzitzimime era
Itzpapalotl.

sabato 22 marzo 2008

Pasquetta


Allor io son adibito alle bevande ..bien porterò due casse d'acqua 4 bottiglie di coca ,2 d'aranciata e qualche birra.

Vi va bene la Moretti ?

Dio è nella pioggia


Ogni goccia di pioggia contiene sogni, illusioni e speranze, tutti i sentimenti umani possono essere contenuti in una goccia di pioggia.

Il cielo e le nubi da cui è generata rappresentano la libertà e l'origine, l'aria che essa attraversa è lo scorrere della vità, il suolo è l'arrivo.

Ogni goccia è Unica ed ha una propria essenza.

Ogni goccia è unita alle altre in origine, nel precipitare si scinde e raggiunge l'autonomia ma nell'attimo in cui tocca il suolo essa spande la propria essenza rigenerando la simbiosi originale e riportando ogni essere ad un'unica entità.

Una goccia è l'uomo.

Ogni piccola singola goccia di pioggia rappresenta un singolo individuo.

L'insieme rappresenta L'Unità, rappresenta Dio.

E come Dio creo l'uomo a sua immagine ogni goccia è creata in speculare riproduzione dell'origine.

Dio è nella pioggia

Dio è in ogniuno di noi.

venerdì 21 marzo 2008

Rinascita


RINASCERE


Deserto verde
amato prato,
lassù, dove il pensier mio
ritorna nelle notti invernali .
Odo ancora grida di gioia,
sento sulla pelle i raggi del sole,
dietro quell'amena collina,
declinanti insenature
ora frastagliate,
ora regolari.
Esser lì è rinascere,
respirare senza vivere,
pronta a prendere il volo
come gabbiano libero;
o inabissarsi tra le onde
come delfino,
solcando quelle dolci acque,
senza il tacito tocco
delle umane sofferenze.
Qua è lontananza,
ma ad occhi chiusi
mi pare di odorare
quel profumo salmastro
quell'essenza stessa della gioia.
E' rinascere sulle ali del ricordo,
dipingendosi in cuore
quel dolce paradiso,
ora più che mai deserto.

Di Chiara Rubiano

giovedì 13 marzo 2008

Epigrafe

Nel volgere attenzione ai vivi si perde il senso dell'ultimo
Io che in vita non fui nulla nella morte rimarro tale
Ma se con un pensiero riuscissi a volgere dalla mia il cuore allora e solo allora sarei felice
Altri vagarono per questa terra ogniuno con pensieri e dubbi
Solo ricordi rimangono di coloro che piu non furono e che ora nessuno conosce
Solo nostalgia e tristezza richiamano il cuore
Solo alba e brezza portano felicità
Solo pensieri di morte portano alla vita

Basta


Non scriverò piu per protesta, il blog da ora rimane fermo.

mercoledì 12 marzo 2008

Per un Cretino Ostinato


Non posso fumare perche il mio setto nasale non è semplicemente deviato bensì chiuso. Respiro con una narice sola e se vuoi ti porto le radiografie.

martedì 11 marzo 2008

Mac p100


Centodue, centouno, cento Ultimo anno di liceo, ultimi mesi di scuola. Tra aprile e marzo gli studenti maturandi capiscono che gli esami sono ormai una realtà e inizia così il conto alla rovescia. Centodue, centouno, cento . Cento giorni agli esami. Ma il conteggio dei giorni è meno scontato di quello che sembra: in realtà i giorni si cominciano a contare non in vista dell'esame ma in vista dei cento giorni prima dell'esame. E che senso ha? Da una parte cento giorni prima dell'esame sottintendono altri cento giorni (precedenti) passati, teoricamente, sui libri e quindi il periodo dovrebbe essere quello in cui si è più stanchi mentalmente. Dall'altro cento giorni sono davvero pochi e l' angoscia inizia a salire.are con la scuola. Gli imprevisti Così fin dai tempi dei nostri genitori per esorcizzare l'incombente appuntamento si cerca di organizzare qualcosa. - lo sai che parto per i cento giorni? - e così ci si sente rispondere da amici, genitori e nonni: cento giorni? ma non saranno un po' troppi! Oppure: Quanti giorni? Ma guarda che hai gli esami quest'anno! Un tempo cento giorni prima degli esami si incontravano tantissimi ragazzi molto fricchettoni per strada che raccoglievano monetine in contenitori di latta chiedendo un "Contributo per i cento giorni". Ora il "contributo" viene gentilmente reso direttamente dai genitori e non si chiedono più monetine ma direttamente il bancomat. Si decide così di comune accordo con i compagni di classe un posto isolato dal mondo, dai prof. e dai libri, a stretto contatto con la natura, la campagna e i prati. La scelta ricade spesso o su un luogo sulla costa vicino al Circeo o, molto più comunemente, su un casale in Toscana. Si parte Si decide ovviamente di andare in macchina per essere più autonomi possibile. Ma per la maggior parte dei ragazzi questo rappresenta il primo viaggio serio e così a volte il percorso stradale diventa una vera e propria odissea con uscite dai caselli sbagliate, isterismi da traffico, paranoie da benzina. Così si parte tutti insieme ma si arriva in diversi momenti della giornata con ritardi degni di Malpensa. Una volta arrivati si scelgono le camere in maniera tutt'altro che democratica: le più gettonate sono quelle vicine all'impianto di riscaldamento centrale (il camino), alla cucina e ai bagni. I più lenti si aggiudicano invece le camere più isolate, più fredde e lontane dal cibo. Si danno poi gli incarichi da svolgere durante la vacanza (cinque, sei giorni): gli addetti a cucinare, a sparecchiare, a pulire i piatti, a fare la spesa e infine i fuochisti(per il camino). Un rapido giro intorno al luogo di alloggio per dare un'occhiata alla campagna, agli alberi, ai prati, all'erba. Erba ovunque, fuori e dentro casa. Fuori viene usata per distendersi e rilassarsi, dentro casa rilassa direttamente senza che sia necessario sdraiarcisi sopra. Una vacanza che viene costruita dunque con l'intenzione di riposarsi al 100% senza pensare a nulla che abbia un minimo a che fare con gli esami. Forse sono proprio i fattori che rendono più movimentati i 100 giorni: può capitare che qualcuno si svegli (non la mattina sicuramente perché gli orari vengono un tantino sfalsati) casualmente con il dentifricio sulle mani e che nel tentativo di stropicciarsi gli occhi crei un ibrido inusuale con le lacrime . Si possono trovare scarpe con la brace dentro e caffè gentilmente preparati al risveglio in soluzione con qualcosa che non ha nulla a che vedere con il dolciastro. Dato il limitato budget i pasti non sono proprio di primissima qualità (rifornitori ufficiali i discount sfigatissmi della zona) e può accadere che qualcuno rendi palese la sua disapprovazione lasciando sgradevoli odori nel bagno con annessi sproporzionati ricordini. Ma può anche succedere di perdersi per le più improbabili stradine di campagna toscane , senza benzina con una cartina che va solo da Campobasso in giù e che l'unico passante in macchina sia un sordomuto con la faccia da maniaco. Ma i cento giorni sono anche un modo per conoscere meglio dei compagni che magari all'interno delle mura scolastiche vengono di solito etichettati e riconosciuti solo come sfigati o secchioni. Centodue, centouno, cento. Finisce la vacanza e finisce anche il conteggio. In fondo sarebbe solo masochismo continuare a conteggiare in vista degli esami. E perché farsi del male? E così si inizia a fare il conto alla rovescia per i cento (questa volta reali) giorni di vacanze estive.

domenica 9 marzo 2008


ero seduto in salone ,davanti a me il computer. Era da poco passata la mezzanotte quando ,d'improvviso ,vedo comparirmi davanti una strana creatura..

"Chi sei ?"

....

rimase lì immobile.


"non voglio farti nulla di mal... Ma CHE DIAV...NO NO NOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO..............."


Di colpo mi sveglio preso dal panico ,sono sdraiato sul letto ,coperto di sudore ,ho un vago ricordo ..mi giro per scendere ,cado.

Guardo le mie gambe "OH Mio Dio.."

Mi accorgo allora di non essere a casa mia ,mi guardo intorno ,il luogho è grande e le pareti sono alte ,massicce ,il pavimento freddo e sporco è coperto di letti come il mio ,su ogniuno una sagoma ,alcune umane altre non le riconosco ,torno a guardare ciò che è rimasto delle mie gambe ,non ce la faccio ,mi volto e vomito. D'improvviso entra luce.

"COSA VOLETE DA ME ??! COSA SIETE!!? NO!NON AVVICINATEVI!! NO NOOOOOOOOOOOO..."


Ringraziamo la gentile clientela per l'ascolto e l'invitiamo a restare con noi per tutta la settimana

alla prossima su Radio S

sabato 8 marzo 2008

Prendo spunto


Dal risultato del sondaggio si evince che la maggioranza di voi è contenta di vivere la sua vita biologica e basta ,non sò chi ha votato "si" ma a quanto pare non sono l'unico a desiderare di vivere oltre i limiti ,non che io non abbia pensato alla morte o che ne abbia pura ,assolutamente no ,la morte è un processo naturale e come tutte le cose prima o poi arriva ,il mio desiderio dipende semplicemente dalla mia curiosità ,per me 100 anni sono pochi e 200 il minimo ,mi sono sempre chiesto perchè una persona non dovrebbe vivere finchè le và e credo che continuero a chiedermelo finche non troverò una risposta ,ma facendo onta a Matteo e copiandone l'idea (poiche ineffetti ci avevo pensato anchio ,solo che lui è stato più veloce..) darò anchio disposizioni per il mio funerale (da precisare che queste sono state gia scritte su carta circa cinque o sei anni fà).

Per iniziare non voglio nessuno ,ne amici ,ne parenti ,ne conoscenti. Non voglio un funerale religioso ,io non credo e non mi sembra giusto essere falsi anche nella morte. Non voglio simboli politici o patriottici poiche la mia fede politica non rispecchia nessuno dei partiti attualmente esistenti e considero come mia patria ogni paese in cui mi trovo. Voglio essere cremato. Voglio che le mie ceneri siano messe in un'urna nella cappella di famiglia nel cimitero di Pescina al fianco dei miei trisavoli. Voglio che sull'urna sia inciso un mio personale messaggio e che null'altro venga scritto sul bianco marmo. Voglio essere accompagnato nel mio ultimo viaggio da una persona da me designata e mai conosciuta con un sottofondo musicale da me scelto e in un'ora da me prestabilita. Non mi piace la gente falsa pertanto nessuno si senta in dovere di ricordarmi come non sono mai stato ed al contrario si senta libero di sentir e ricordar ciò che vuole.

Per quanto riguarda i miei lasciti va tutto a mia sorella ,naturalmente ricevera il tutto quando avra l'eta per mantenere ciò che le affido con la giusta attenzione ,non lascio nulla a nessun'altro.

Questo è tutto.

Ora TOCCA A VOI DIRCI COSA FARETE AL VOSTRO FUNERALE

martedì 4 marzo 2008

Ma ledì zio ne in Me


Anni di nulla in Essere

Odio sgorgante di vuoto Dolore

Potenza repressa in vago Malore

Viaggio errante in colorito Trasmettere


Vado per sentieri miei qualora il mondo d'andar non voglia in rima dispersa in lento procedere

Vago errabondo e dimenticato in mari fluidi di pagine scolorite mentre nel cor porto favella di infanzia lontana.

Miro albe e tramonti in lontano giunger di pietra e lacrima

Lavo sapor di rottura in manto di dolce amarezza

Vedo amicizie incolori passar nel vuoto d'uno sguardo affogato in terreno di gelido fuoco

Sento in me vaghe sensazioni di prorompenti emozioni cogliere l'animo mio in estasi

e vado in esse per codardia o forse in vago sperar di dolce distruzione

Non io voglio amar poiche d'odio il cuore

E vano resta il desiderio di solido esilio

Ma tra vane speranze e corposi geloni di turbinante malessere vè speranza di ritorno

e gioie e felicità ritornan in sfondamento

Passato e futuro incontro per strada

Un presente vago vedo anteporre ad un imperativo reale

E Vado e Sono

Di morte risorto in un giorno d'inverno.

lunedì 3 marzo 2008

Espressione d'un mio moto in spontaneo ripercorrere azioni di giornata


Luce

sorge lento il sole mentre un chiarore d'aurora soffia sul mondo.

In un celo chiaro di colore andai dirigendomi verso la mia meta ,un caldo ,soffocante Bus. In tale rassicurante sintomo animale io andavo sicuro ed accorto accompagnato da dolci apparizioni in umana veste.

Torpore

Nel mentre d'un viaggio lungo una via conosciuta ,io ed altri ,ascoltando parole in ritmo d'accompagnamento ,ridevamo in ripasso verso noi stessi. Sguardi e sorrisi in volti d'angelo illuminavano di calore cuori stanchi di grigia routin mentre pagine in catena a parole vuote di forte verità scorrevano lungo retine assonnate.

Velocità

Una discesa in lenta velocità ci porta ad un sopito risveglio qualora in noi fosse rimasta la voglia di prolungamenti vuoti ,e lì nel mentre ci accingemmo ad andar con passo evanescente in un mare grigio fra cloni di immagini in movimento. Attesa breve ci portò ad auguri sentiti ,contemporanee nuvole di chiarori grigi si alzavano in lento sospirare da labbra d'intensa carne e fu si spettacolo gioioso questo da noi assimilato in attesa d'avanti.

Attesa

Giunti lì ove il sol si nasconde per pigrizia d'ingegno ci portammo su al ripido passo nell'intendere l'attesa di fredda fiamma. Parole vuote portaron pensieri consci di liquido malessere ,tempo breve accoglie fluido arrivo ed in concomitanza ad ironica voce vien freddo saluto. Fuoco e look sorridono fieri mentre una grande voce richiama la nostra fioca attenzione ed un'affettuoso saluto giunge da suono conosciuto.

Caffè

Macchine di antica volonta ci portano un solievo audace mentre noi ,nell'intento d'espressione ,parliamo del più al meno. Fredda stanza circonda il nostro animo ,alte colonne di trasparente oscurità contengono saperi di trascurata dimenticanza ,giovane guardiano custodisce pensieri di assurda ragionevolezza e noi lì ad osservare gatti e cani in saluto affettuoso.

Noia

Mancanza inaspettata porta momentaneo stupore ,gioia superflua porta a noia precoce. Atmosfera d'intesa consiglia a noi un riposo d'estasi mentre ascolti di viaggio non giungono alla meta consigliata ,notizie scortesi sono portate da errante amicizia mentre pensieri di fuoco bruciano labbra serrate ,segue una animata discussione accompagnata da decisioni solide di volatile volontà.

Corsa

L'orologio segna le due ,l'ora si fa tarda e i piedi stanchi portano il corpo lungo rampe contornate da vuoti contenitori ,occhi interrogativi seguono una corsa pesante ,pensieri svogliati seguono pregiudizzi sordi ,vedo il caro Bus in attesa.

Ritorno

A quattro occhi son accostato mentre due di rancor evito ,discorsi che non capisco si susseguono come canzoni senza parole ed in quel isolo il mio essere in suoni alterni. Sonno di dittatura mi porta ad un risveglio chiuso d'intenzioni violente ,telefono con aitante andare ,risposte carpite in criptico vocabolo mi dicono notizie di prevedibile intesa. Arrivo in medievale cadenza.

domenica 2 marzo 2008

Mo Nti

oggi è stata davvero una bella giornata.

sabato 1 marzo 2008

Vita Eterna



Che cosa è la vita eterna? Come fare per ottenerla? Chi crede in me ha la vita eterna (Giovanni 6,47). Ecco la risposta. Gesù dice: "Ve lo assicuro: chi crede in me ha la vita eterna. Io sono il pane che dà la vita". Allora per avera la vita eterna bisogna credere in Gesù. Ma in cosa consiste la vita eterna?
E' Gesù che dà la vita. Siccome io credo in Gesù, allora secondo il suo insegnamento dovrei avere la vita eterna. Dovrei? Ce l'ho e basta! Ho la vita eterna! Solo il fatto di dire "dovrei avere la vita eterna" implica un mettere in dubbio di avere la vita eterna e quindi un dubbio su quello che dice Gesù, con la conseguente perdita della vita eterna perché non si crede. Invece io credo in Gesù e di conseguenza ho la vita eterna. Attenzione, lo dice Gesù in Giovanni 6,47, non lo dico io. Io credo in Gesù.
E lo ripete In Giovanni 5,24: "Io vi dichiaro che chi ascolta la mia parola e crede nel padre che mi ha mandato, ha la vita eterna. Non sarà più condannato. E' già passato dalla morte alla vita". Poi lo ripete in Giovanni 6,29: " Un'opera sola Dio vuole da voi, questa: che crediate in colui che Dio ha mandato". Ma non basta. Per avere la vita eterna bisogna fare come dice Gesù in Giovanni 6, 53-55: Gesù replicò: " Io vi dichiaro una cosa: se non mangiate il corpo del figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia il mio corpo e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo resusciterò l'ultimo giorno; perché il mio corpo è vero cibo e il mio sangue vera bevanda.



La morte ha qualcosa di paradossale: pur essendo uno dei momenti più significativi nella vita di una persona, perché la conclude e perché intorno ad essa il pensiero ha elaborato riflessioni e rappresentazioni a non finire, non è traducibile in alcuna esperienza.
Ai fini di un'esperienza di vita è, in tal senso, molto più importante il dolore, anche perché di questo noi possiamo conservare un ricordo, che poi può servirci per sopportare meglio il dolore la volta successiva.
Il dolore ci fortifica, la morte ci distrugge o, se vogliamo, ci libera dal peso di un dolore insopportabile, vero o immaginario che sia, sempre che la morte sia per così dire "naturale" e non ci colga di sorpresa.
Noi possiamo avere esperienza solo della morte altrui, che ci addolora in misura proporzionale ai sentimenti provati per quella persona in vita.
Il motivo per cui non riusciamo ad accettare la morte è dovuto al fatto che per istinto rifiutiamo l'idea che ci venga a mancare una persona amata. Altri motivi sono più astratti: ci chiediamo p.es. che senso abbia la morte di un bambino o la morte di un adulto che dalla vita non ha ottenuto che dolori.
Ma una vita che abbia condotto un'esistenza normale, di regola avverte la morte come un fenomeno naturale, che pone fine a una vita che si sta logorando. E' proprio la consapevolezza di veder deperire fisicamente il corpo che induce a vedere la morte come una soluzione liberatoria.
Anzi, si potrebbe dire che si avverte la fine come prossima quando la vita in generale, il suo trascorrere nel tempo, le forme in cui essa si manifesta non risultano più idonee a proseguirla e vengono in sostanza percepite, o meglio, sentite, come un peso insopportabile.
Il corpo è un involucro soggetto a decomporsi: quando si comincia ad avere consapevolezza di questo, si comincia anche a desiderare di vivere una nuova condizione. Questo processo evolutivo può essere tranquillamente applicato alla storia di tutte le civiltà.
E' proprio il concetto di tempo, la percezione del suo trascorrere, che ci mette in condizioni di comprendere se determinate forme di esistenza possono essere considerate irreversibilmente superate o no.
Non c'è modo di stabilire a priori, se non in maniera molto vaga e astratta, quando avverrà la transizione da una forma di vita a un'altra. Il problema vero infatti non è tanto quello di sapere il momento esatto, quanto piuttosto quello di attrezzarsi per affrontare quel momento in maniera adeguata.
Bisogna cioè fare in modo che il processo avvenga nella maniera più naturale possibile, nel rispetto dei tempi che ci sono dati di vivere: le transizioni sono sempre dolorose, poiché costituiscono una rottura col passato e l'ingresso in una condizione d'esistenza del tutto nuova, in cui inizialmente ci si muove come principianti.
Diciamo che, in generale, quanto più si è capaci di agire in maniera responsabile, accollandosi le fatiche della transizione, tanto meno drammatico sarà il suo esito. Si tratta di compiere un lavoro personale e collettivo, poiché l'essere soggetti a una parabola evolutiva è un destino comune a ogni essere umano e a ogni civiltà.
Qualunque anticipazione arbitraria della nostra fine o della fine di una civiltà è indice sicuro di alienazione. Chi fa della morte il significato della propria vita in realtà è già morto. Non si può attribuire alla morte un significato più grande di quello che si deve attribuire alla vita, appunto perché della morte noi non possiamo avere alcuna vera esperienza.
Le correnti di pensiero filosofiche e teologiche che preferiscono considerare l'attimo della morte più importante della prosaicità della vita quotidiana, generalmente vengono annoverate nel filone dell'irrazionalismo.
Le civiltà che smettono di credere nei valori umani concludono la loro esistenza nella maniera più tragica possibile: distruggendo altre civiltà e in sostanza autodistruggendosi.


é possibile allora vivere in Eterno sfruttando la volonta ? se il corpo si degenera ma la mente persiste quanto si può vivere ? ci sono casi in cui persone aggrappate alla vita tramite la volonta sono riuscite a vivere per più di 100 anni ma allora se noi curassimo il nostro corpo e avessimo fede ,o meglio ,volontà nella vita potremmo si vivere in eterno? io credo di si ,l'uomo muore di morte naturale quando capisce che non vuole più vivere e cosi facendo spegne il proprio organismo ,io sono fermamente convinto che se una persona volesse vivere in eterno ,se una persona ne avesse la volonta allora quella persona non incontrerebbe mai la morte.

Mel

Vita Eterna

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