sabato 1 marzo 2008

Vita Eterna



Che cosa è la vita eterna? Come fare per ottenerla? Chi crede in me ha la vita eterna (Giovanni 6,47). Ecco la risposta. Gesù dice: "Ve lo assicuro: chi crede in me ha la vita eterna. Io sono il pane che dà la vita". Allora per avera la vita eterna bisogna credere in Gesù. Ma in cosa consiste la vita eterna?
E' Gesù che dà la vita. Siccome io credo in Gesù, allora secondo il suo insegnamento dovrei avere la vita eterna. Dovrei? Ce l'ho e basta! Ho la vita eterna! Solo il fatto di dire "dovrei avere la vita eterna" implica un mettere in dubbio di avere la vita eterna e quindi un dubbio su quello che dice Gesù, con la conseguente perdita della vita eterna perché non si crede. Invece io credo in Gesù e di conseguenza ho la vita eterna. Attenzione, lo dice Gesù in Giovanni 6,47, non lo dico io. Io credo in Gesù.
E lo ripete In Giovanni 5,24: "Io vi dichiaro che chi ascolta la mia parola e crede nel padre che mi ha mandato, ha la vita eterna. Non sarà più condannato. E' già passato dalla morte alla vita". Poi lo ripete in Giovanni 6,29: " Un'opera sola Dio vuole da voi, questa: che crediate in colui che Dio ha mandato". Ma non basta. Per avere la vita eterna bisogna fare come dice Gesù in Giovanni 6, 53-55: Gesù replicò: " Io vi dichiaro una cosa: se non mangiate il corpo del figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia il mio corpo e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo resusciterò l'ultimo giorno; perché il mio corpo è vero cibo e il mio sangue vera bevanda.



La morte ha qualcosa di paradossale: pur essendo uno dei momenti più significativi nella vita di una persona, perché la conclude e perché intorno ad essa il pensiero ha elaborato riflessioni e rappresentazioni a non finire, non è traducibile in alcuna esperienza.
Ai fini di un'esperienza di vita è, in tal senso, molto più importante il dolore, anche perché di questo noi possiamo conservare un ricordo, che poi può servirci per sopportare meglio il dolore la volta successiva.
Il dolore ci fortifica, la morte ci distrugge o, se vogliamo, ci libera dal peso di un dolore insopportabile, vero o immaginario che sia, sempre che la morte sia per così dire "naturale" e non ci colga di sorpresa.
Noi possiamo avere esperienza solo della morte altrui, che ci addolora in misura proporzionale ai sentimenti provati per quella persona in vita.
Il motivo per cui non riusciamo ad accettare la morte è dovuto al fatto che per istinto rifiutiamo l'idea che ci venga a mancare una persona amata. Altri motivi sono più astratti: ci chiediamo p.es. che senso abbia la morte di un bambino o la morte di un adulto che dalla vita non ha ottenuto che dolori.
Ma una vita che abbia condotto un'esistenza normale, di regola avverte la morte come un fenomeno naturale, che pone fine a una vita che si sta logorando. E' proprio la consapevolezza di veder deperire fisicamente il corpo che induce a vedere la morte come una soluzione liberatoria.
Anzi, si potrebbe dire che si avverte la fine come prossima quando la vita in generale, il suo trascorrere nel tempo, le forme in cui essa si manifesta non risultano più idonee a proseguirla e vengono in sostanza percepite, o meglio, sentite, come un peso insopportabile.
Il corpo è un involucro soggetto a decomporsi: quando si comincia ad avere consapevolezza di questo, si comincia anche a desiderare di vivere una nuova condizione. Questo processo evolutivo può essere tranquillamente applicato alla storia di tutte le civiltà.
E' proprio il concetto di tempo, la percezione del suo trascorrere, che ci mette in condizioni di comprendere se determinate forme di esistenza possono essere considerate irreversibilmente superate o no.
Non c'è modo di stabilire a priori, se non in maniera molto vaga e astratta, quando avverrà la transizione da una forma di vita a un'altra. Il problema vero infatti non è tanto quello di sapere il momento esatto, quanto piuttosto quello di attrezzarsi per affrontare quel momento in maniera adeguata.
Bisogna cioè fare in modo che il processo avvenga nella maniera più naturale possibile, nel rispetto dei tempi che ci sono dati di vivere: le transizioni sono sempre dolorose, poiché costituiscono una rottura col passato e l'ingresso in una condizione d'esistenza del tutto nuova, in cui inizialmente ci si muove come principianti.
Diciamo che, in generale, quanto più si è capaci di agire in maniera responsabile, accollandosi le fatiche della transizione, tanto meno drammatico sarà il suo esito. Si tratta di compiere un lavoro personale e collettivo, poiché l'essere soggetti a una parabola evolutiva è un destino comune a ogni essere umano e a ogni civiltà.
Qualunque anticipazione arbitraria della nostra fine o della fine di una civiltà è indice sicuro di alienazione. Chi fa della morte il significato della propria vita in realtà è già morto. Non si può attribuire alla morte un significato più grande di quello che si deve attribuire alla vita, appunto perché della morte noi non possiamo avere alcuna vera esperienza.
Le correnti di pensiero filosofiche e teologiche che preferiscono considerare l'attimo della morte più importante della prosaicità della vita quotidiana, generalmente vengono annoverate nel filone dell'irrazionalismo.
Le civiltà che smettono di credere nei valori umani concludono la loro esistenza nella maniera più tragica possibile: distruggendo altre civiltà e in sostanza autodistruggendosi.


é possibile allora vivere in Eterno sfruttando la volonta ? se il corpo si degenera ma la mente persiste quanto si può vivere ? ci sono casi in cui persone aggrappate alla vita tramite la volonta sono riuscite a vivere per più di 100 anni ma allora se noi curassimo il nostro corpo e avessimo fede ,o meglio ,volontà nella vita potremmo si vivere in eterno? io credo di si ,l'uomo muore di morte naturale quando capisce che non vuole più vivere e cosi facendo spegne il proprio organismo ,io sono fermamente convinto che se una persona volesse vivere in eterno ,se una persona ne avesse la volonta allora quella persona non incontrerebbe mai la morte.

4 commenti:

Anonimo ha detto...

vallo a dire a uno a cui gli ahnno appena sparato sul petto.

Anonimo ha detto...

io vorrei vivere in eterno,ma sò che non posso.Vorrei vivere in eterno solo perché,quando è notte e alzo gli occhi al cielo e vedo l'infinito...deducete da soli.

Francescooh

sinistro ha detto...

L'articolo parla di morti naturali non artificiali.
E Francescooh tu non puoi vivere in eterno perche per tua ammissione non credi di poterlo fare e quindi non ne hai la volontà.

matteo ha detto...

post interessantissimo...il concetto di via eterna nasce in ambito medio orientale (i greci avevano nozioni vaghissime) ma ti dirò di più al termine dei miei studi. in ogni caso la vita eterna non è come la vita che conosciamo noi per i cristiani è la vera vita che comincia dopo la morte alla fin fine se non si ha volontà si può fa la scema scommessa di Pascal. per fortuna che francescooh non ce crede, almeno non lo vedo per un bel po'

Mel

Vita Eterna

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