mercoledì 30 aprile 2008

Hate Mail & Love letters II°


Cara Mary... mi dispiace, ma niente da fare, non l'ho ancora trovata. Però le cose iniziano ad andare nella direzione giusta. Sono contento di sapere che la fuga nelle colline sia riuscita. Aquanto dici è più divertente di qua.
Inizio a pensare che tornare a Londra sia stato un errore. Da quando quelle dannate storie del SUN, sono diventato il proverbiale -Pazzo cattivo e pericoloso-. Ormai, gli unici che mi parlano sono i satanisti più incalliti. Insomma hai capito. Quei piccoli pervertiti sudati con bruttissime malattie della pelle che gli rizza solo se prima lo bagnano nel sangue di capra. E per loro, queste stronzate sono Magia.
Ah, anche Chas... mi parla ancora. Ma solo perché è stupido. Forse pensa che altrimenti lo trasformo in rospo.
A volte dispero per la razza umana. Ma da dove c'è venuto che siamo una specie intelligente ?
Comunque, Harold e Ken, la coppia di scoppiati che gestiscono l'hotel che mi ha raccomandato Sam... Iniziavano a rompere sull'ammontare del mio conto. Ho dovuto tirare fuori dal garage di Chas la mia collezione di libri erotici giapponesi del XIX secolo e rifilarli a un negozio di Bloomsbury. Li ho mollati per millecinque... mi si è spezzato il cuore. Pensavo di affogare le mie pene e mi sono buttato in una topaia di Soho... hai presente quando a volte ci vogliono solo i posti peggiori ?
L'ultimo che mi aspettavo spendesse la sua sudata paga da sbirro onesto per comprare da bere a una vecchia cozza, era il detective capo Geoff Talbolt.
Tipo a posto, il vecchio Geoff... se non fosse che è uno sbirro. Ci siamo visti nello stesso momento.

[...]

Non posso farci niente. agli sbirri racconto sempre balle... mi hanno cresciuto così. Ma non ho mai parlato tanto: basta oliare gli ingranaggi e usciva un fiume di cazzate. Talbolt è un caso raro... uno sbirro onesto. Per lui il corpo era tutto. Avrebbe dato la sua vita... anzi, l'aveva già fatto in termini di anni, direi.
L'ho beccato che stava per crollare. Se non fossi spuntato fuori io, avrebbe vuotato il sacco alla donna. Ci siamo girati una decina di Pub. La vita di quel disgraziato era alla frutta. la polizia gli aveva voltato le spalle. era stato sospeso... gli toccava un trasferimento al traffico o le dimissioni. Uno come Talbot non si fa molti amici fuori dal corpo. quel povero cristo non aveva nessuno con cui parlare... tranne me.
Lo avevano messo a capo d'un'inchiesta su un pasticcio avvenuto nel sudovest. aveva scoperto un affaraccio grave... e pi un'insabbiamento. Molti probabilmente avrebbero fatto una finta... si sarebbero accontentati del collo di un bobby novellino. L'unica cosa che odia più dei criminali è la polizia corrotta.
Più indagava in questa storia, più saliva lungo la catena gerarchica. Diceva cose confuse e non ho fatto molta attenzione... ma poi ha parlato di Beale e della squadra Nera!
Talbot aveva il sentore che questo ex direttore della narcotici della valle del Tamigi, colto con le mani in un sacco di droga, dirigesse un'antiterrorismo molto eterogenea. Reclutavano i poliziotti peggiori del paese... tipo le S.S o le S.A.S, scremando dal mucchio i più probabili. Devono essere quelli che hanno rapito Mercury.... ma perché ?
Ormai Talbot era completamente ubriaco... beh anch'io, ma ero riuscito a prendere un taxi per andare a casa sua a -conoscere sua moglie-. nel tragitto ha fatto una sfuriata, raccontando che il corpo era pieno di Massoni che lo avrebbero fatto fuori perché non faceva marcia indietro... e di tutte le Lettere minatorie che nascondeva a sua moglie.
La vita ti colpisce più forte quando meno te lo aspetti, eh ?

[...]

L'ho aiutato a toglierla dalla vasca... era gelida... e abbiamo aspettato che arrivasse l'ambulanza per portarla via. Lui non ha detto una parola.
Nel caminetto c'erano delle lettere carbonizzate. Lei aveva letto le sue lettere minatorie. Allora è vero, eh ?
L'Amore uccide.
L'ho lasciato e sono tornato a casa sotto la pioggia. Ci ho messo due ore, ma mi sono sentito più pulito. Devo scoprire quand'è il funerale... domani ci riparlerò.

Appena tornato, ho lettola tua lettera, un 'articolo sul Caos delle linee magnetiche su Ley Hunter... e un pezzo su Guardian a proposito di suicidi bizzarri e dei fornitori della difesa.

Tra un minuto... quando il suo ospite se ne sarà andato... andrò a parlare con l'autore. I pezzi cominciano a combaciare, Margy. Non ti preoccupare. Presto la troveremo. Sta bene. è una ragazzina forte.


Sta tranquilla... con affetto John.

Uff.. Stanchezza Bah o Ugh mm... Boh


Volevo parlare di molte cose... davvero tante.

Pensieri su pensieri mi accumulano la mente in questi giorni, come un schedario al limite capienza. Aliti di memoria, soffi di ragione, schizzi di follia.

Eppure ogni volta che mi siedo e strappo un frammento dal tempo, i pensieri si ordinano, si placano, come tanti bambini che dopo un'ora di strilli e strepiti crollano addormentati dalla stanchezza. La mente si svuota, la musica vi scorre tranquilla, gli occhi osservano. Faccie ed espressioni prendono carattere, i corpi si animano e mi parlano, mi parlano di vita: Gioie, dolori, amori e speranze.

Io osservo.

Osservo osservo osservo... poi piano, lentamente, emozioni represse infrangono la bariera della distanza e son lì...immezzo a loro, mi sento stanco come mai, gli occhi si chiudono, la mente si sveglia.

Suoni, rumori, pensieri arrivano come un treno sulle emozioni, soffocandole.

Ma a cosa pensa vi chiederete, a tutto e a niente, ad una vita che non esiste ma che pur lascia cicatrici ad un futuro gia definito ed un passato da costruire, ad un presente ch'è nulla.

Non voglio deprimervi quindi vi lascio alla Ivo con questa canzone:


Svegliati fai tardi perdi l'autobus stavolta non sprecare questa possibilità

Lo capisci amore mio io sono l'unica che ti ha amato è che adesso non mi và


Quante volte le ho sentite, le parole della verità

Quante volte le ho credute, l'unica fottuta realtà

E ora giro per locali

mi stupisce la puntualità, delle mode musicali

Giro come un disco non mi fermo Mai


Le ragazze della pista, sono esempi di velocità

che mi annebbiano la vista, ballo senza troppa tecnica

E sono in un periodo strano, fumo e bevo troppo

E non mi và, l'innamoramento umano

Ballo senza fiato non mi fermo Mai


Ho più freddo adesso di quando tanti anni fà la neve bianca mi gelò la giacca a vento

Sò che tornerà fra 100.000 500 20 5 anni la moda del lento


No no no no no no no, forse non no no no no


Te ne rendi conto, guarda come sei ridotto

Mi fai pena cerca uno psicologo

Lo capisci amore mio io sono l'unico che ti ha convinto puoi contare su di me


Essere depressi oggi, provoca troppi dibattiti

Essere perduti oggi dura solo pochi attimi

Io sono uno scrittore e Mare lasciami affogare

Lasciami una bibita al terrore

Il poetà affonda non si ferma Mai


Ho più freddo adesso di quando tanti anni fà la neve bianca mi gelò la giacca a vento

Sò che tornerà fra 100.000 500 20 5 anni la moda del lento

Sò che torneranno presto 100.000 500 20 5 storie di tormento

Se ritornerai saranno 100.000 500 battiti dell'unità di tempo


No no no no no no no, forse non no no no no No

martedì 29 aprile 2008

Hate Mail & Love letters I°


-Qui il notiziario di Capital Radio. Oggi gli avvocati notificheranno i mandati contro il ministero della difesa...-



-...Citandoli per negligenza medica nel caso di un veterano delle Falkland, il Caporale Colin Morgan.-



-Morgan è morto per ferite di arma da taglio mentre era ricoverato in un ospedale psichiatrico militare per un disordine postraumatico. Non si sospettano irregolarità.-



-Passando alla morte di 37 persone nel disastro del treno Bristol/Paddington avvenuta due mesi fà, ieri si è saputo che il conducente George Wheelan aveva ignorato i segnali e i limiti di velocità.-



-Wheelan è morto nella tragedia e la British Rail finora non ha commentato l'ipotesi che la polizia ferroviaria abbia allontanato una bottiglia di Whisky dalla cabina.-



-...Oggi a Leicester la polizia cerca informazioni dopo il ritrovamento in un'area abbandonata del corpo seminudo di un bambino di otto anni.-



-...A Londra ,i direttori degli uffici postali dichiarano vittoria perché il personale in sciopero è tornato al lavoro...-








Mai buone notizie. Ora tutto è orribile. è Troppo.



A cosa siamo arrivati... Quando si deve avere paura anche del postino ?

Forse oggi non ci saranno. A volte non ci sono.

Forse ci saranno solo bollette e pubblicità del reader's Digest... o una lettera di Susan che racconta del Bambino.

Quanto le piacerebbe.

Prima le piaceva ricevere lettere. Ora no... nessuno le scrive più lettere gentili. Solo lettere disgustose, ignobili e odiose e cattive. Ma come si fà ad odiare tanto ?

Geoffrey ha sempre detto che al mondo ci sono persone davvero cattive. Lei sapeva che aveva ragione... ma, per qualche motivo, riusciva a pensare solo alle loro madri.

Geoffrey così onesto, così sicuro di sè. Se avesse saputo che alcuni poliziotti lo odiavano tanto, ne sarebbe stato distrutto. Se avesse visto queste minacce disgustose che, una settimana dopo l'altra, scivolavano sullo zerbino, trasudando bile e vetriolo. Si arrenderebbe... si tirerebbe indietro. Lui amava la polizia... ma amava lei ancora di più. Se avesse dovuto rinunciarci per lei, ne sarebbe stato distrutto... e questo lei lo sapeva. Ma non sopportava più la tensione.

Sentiva che un'altro esaurimento era vicino.


Questa è la soluzione migliore... Ormai è troppo stanca.


Il profumo gradevole del suo sapone da barba esce dall'armadietto dei medicinali e la accarezza rassicurante... Sarà facile.

Gli aveva comprato questo rasoio trent'anni fà... Per il suo compleanno.

O per Natale ?


Ormai non importa. L'acqua calda del bagno la scioglie, la porta via in un luogo tranquillo, al sicuro... Un luogo che il postino non troverà Mai.


Goodbye Geoffrey

I'm Sorry

I Love You

J.



lunedì 28 aprile 2008

Parashat Bereishit


I primi capitoli della Bereishit, la parte che si apre con la creazione dell'universo e che si riduce, nel tempo, alla storia di Adamo ed Eva e la loro fatale cacciata dal paradiso (evento che segna l'inizio della storia dell'umanità), sottolineano il piacere derivante dall'albero della conoscenza: sappiamo che esso era una cosa buona, una delizia per gli occhi, qualcosa di -desiderabile per la comprensione- in altre parole, necessario alla distinzione, in definitiva, alla creazione (poiché è solo dopo averne mangiato i frutti che Adamo ed Eva procreano).

Nondimeno, tutti noi sappiamo anche che l'albero genera Dolore oltre che piacere.

Perché alla piacevole conoscenza che deriva dai suoi frutti si accompagna una grande sofferenza-La cacciata dal paradiso, L'Obbligo di lavorare, Il travaglio del parto- sino all'estrema tragedia, quella della morte.

Nella mia continua ricerca di plausibili significati insiti nella Parashat Bereishit, che, dopotutto, è l'inizio della vasta narrazione della Torah sulla storia del popolo ebraico, non ho ancora trovato risposta alla domanda che mi ero posto sin da bambino, quando lessi questo episodio durante una delle lezioni domenicali.

Perché, mi chiedevo, la conoscenza deriva da un'albero e non da una pietra, da una nuvola, da un fiume- o persino da un libro ?

gli alberi che all'epoca mi erano familiari non mi offrivano alcuna soluzione.

Sappiamo che l'albero della conoscenza nella Bereshit non era una quercia, nè un salice o un melo, ma un fico; lo desumiamo dal fatto che dopo averne mangiato il frutto, acquisendo la vergogniosa consapevolezza della loro nudità, Adamo ed Eva si coprirono con delle foglie di fico.

In proposito Friedman ha ben poco da aggiungere, apparte la considerazione senza dubbio interessante che quelle improvvisate coperture dei primi due esseri umani in realtà non erano -indumenti-, ma rozze protezioni, poiché è stato Dio, come recita la Genesi 3,21, a dar loro i primi indumenti. Invece Rashi approfondisce il dettaglio delle foglie di fico, traendone 8come spesso avviene) una conclusione Morale:-Si ripararono proprio con ciò che determinò la loro rovina-.

A mio modo di vedere, questo passaggio dalla rovina alla riparazione è intimamente connesso alla natura stessa della conoscenza, la quale è, nel migliore dei casi, un processo: dall'Ignoranza alla Consapevolezza, dalla-Rovina- intellettuale alla sua-riparazione-, dal Caos indistinto al Sapere sistematico.

La conoscenza, quindi, come pernicioso punto di partenza e di arrivo, fonte di dolore e al tempo stesso di piacere.

A mio avviso questa caratteristica del progresso può manifestarsi solo con il trascorrere del tempo e risponde, infine, alla domanda sul perché la conoscenza derivi da un albero.

L'albero è infatti un corpo che cresce e la crescita, come la conoscenza, può aver luogo solo attraverso il tempo, al di fuori del quale parole come-crescere- e -imparare- sono prive di significato.

Ed è il Tempo, alla fine, a conferire un significato e un senso al piacere e al dolore che derivano dalla conoscenza. Vi è un certo piacere nell'orgoglio di accumulare: dal vuoto e dal caos si passa all'abbondanza e all'ordine. Il dolore, d'altra parte, è associato al tempo in un'accezione leggermente diversa.

Per es.(poiché il tempo muove in una sola direzione), se si conosce una cosa non si può ignorarla, e di conseguenza determinati tipi di conoscenza sono dolorosi. E ancora: Mentre, come spiegavo prima, alcune forme di conoscenza recano piacere, fornendoci informazioni che si desiderava possedere e permettendo così di conferire un senso a ciò che appariva un caotico guazzabuglio, avviene anche che certe cose, determinati fatti, vengano appresi troppo tardi perché abbiano una conseguenza positiva.

domenica 27 aprile 2008

Mumble Mumble ....Pensieri


Beh vorrei sapere, sinceramente, cosa pensate di Me.

Enriquetta Marti


Sedicente strega che aveva vissuto vendendo incantesimi e pozioni, Enriquetta fu arrestata dalla polizia di Barcellona, Spagna, nel marzo 1912 con l'accusa di aver rapito diversi bambini del luogo.

La sua vittima più recente, una ragazzina di nome Angelita, fu soccorsa ancora viva nella tana della strega, sconvolgendo la polizia con una storia di omicidio e Cannibalismo.

Secondo la bambina, essa era stata costretta dalla enriquetta a mangiare carne umana.

Il suo "pasto" erano stati i poveri resti di un'altro bambino, rapito dall'assasina poco tempo prima.

Come ricostruito alla fine dalle autorità, i crimini della Enriquetta avevano gia provocato almeno sei vittime.

Dopo aver ucciso i bambini, essa bolliva i loro corpi per farne gli ingredienti principali di certe sue costose "pozioni d'amore".

Riconosciuta colpevole in base alla sua stessa confessione, confermata dalla testimonianza della sola vittima sopravvissuta, Marti Enriquetta fu condannata e giustiziata per i suoi crimini.

sabato 26 aprile 2008

Vestiti 1904-1905


Spesso quando vedo vestiti con molte pieghe, gale e ornamenti, che si posano bellamente su bei corpi, penso che non si manterranno a lungo in quello stato ma prenderanno pieghe, che non si posson più rimediare stirando, e polvere, che ingrossando nell'ornamento stesso, non si potrà più allontanare e che nessuno vorrà far una cosi triste e ridicola figura, mettendo ogni giorno al mattino lo stesso vestito prezioso, per levarselo la sera.

Eppure vedo delle ragazze, che sono belle e mostrano diversi muscoli provocanti e piccole ossa e la pelle tesa e masse di capelli sottili, e che giorno per giorno pur compaiono in questa mascheratura naturale, posano sempre la stessa faccia nelle stesse palme delle mani e la lasciano riapparir nello specchio.

Solo qualche volta a sera, quando tornano tardi da una festa, il viso appare loro consunto, gonfio, impolverato, visto da tutti ormai, e che non si puo più portare.

Il Rifiuto 1906


Quando incontro una bella ragazza e le chiedo: -Sii buona, vieni con me- e quella mi passa davanti silenziosa, intende dire:

-Tu non sei un Duca dal nome sonante, nè un Americano quadrato dalla corporatura d'un indiano, dagli occhi fissi in senso orizzontale, dalla pelle maturata dall'aria delle praterie e dei fiumi che le attraversano; non hai compiuto viaggi verso e su i grandi laghi che si trovano non sò dove. Perché dunque io, una bella ragazza, dovrei andar con te ?-

-Tu dimentichi che non viaggi in automobile, oscillando con lunghe scosse per le vie, nè vedo i signori del tuo seguito, stretti nelle loro livree, i quali, mormorando benedizioni per te, si muovono in un preciso semicerchio dietro a te; i tuoi seni sono sistemati bene nel corpetto, ma le gambe e i fianchi si rifanno di quella continenza; porti un vestito di taffetà tutto pieghettato, che ci rallegrava tutti nell'autunno scorso, eppure tu sorridi ogni tanto_ con questo pericolo mortale sul corpo.-

-Si, abbiamo ragione ambedue, e per non rendercene conto in maniera irrefutabile, sarà meglio, vero, che andiamo a casa ciascuno per conto proprio.-

Il Re Leone


Sarò Re

Music by Elton John Lyrics by Tim RiceItalian

Version by ErmaviloPerformed by Tullio Solenghi (Scar), Marco Guadagno (Banzai),Rita Savagnone (Shenzi) and Jim Cummings (Ed)


Scar:Alle iene ho sempre dato poca confidenza,sono così rozze, così volgarima tutte insieme saranno una potenzaal servizio del mio genio, senza pari.

Da ciò che vi leggo negli occhiio so già che il terrore vi squaglia,non siate però così sciocchi,trovate l'orgoglio marmaglia.

Son vaghe le vostre espressioni,riflesso di stupidità,parliamo di re e successioni,ritrovate la lucidità.

Il mio sogno si sta realizzando,è la cosa che bramo di più.

E' giunto il momentodel mio insediamento.

Shenzi:Ma noi che faremo?

Scar:Seguite il maestro e voi smidollati verrete premiati,l'ingiustizia è una mia gran virtù,

avrà gli occhi di Scar,

sai perché?

Scar and Chorus:Sarò re!

Chorus:Avremo la sua compiacenza,sarà un re adorato da noi.

Scar:Ma in cambio di questa indulgenza qualcosa mi aspetto da voi.

La strada è cosparsa di omaggi,per me e anche per voi lacchè,ma è chiaro che questi vantaggi li avrete soltanto con me.

E sarà un gran colpo di stato,la savana per me tremerà.

Chorus:Cibo a noi,sempre a noi,non dovrà finir mai.

Scar:Il piano è preciso,perfetto e conciso,decenni di attesa,vedrai che sorpresa!Sarò un re stimato,temuto ed amato,nessuno è meglio di me.

Affiliamo le zanne perché

sarò re!

Affiliamo le zanne perché

sarò re!

venerdì 25 aprile 2008

Ville al Tusculum


Bellissima la corsa tenutasi oggi tra Frascati e Monteporzio, Il 10.000 metri delle ville del Tuscolo.

In tale occasione sono state aperte al publico tutte le ville, anche quelle normalmente chiuse e naturalmente io non potevo mancare no ?

dalle sette di mattina a girar per ville l'ho viste quasi tutte, Villa Aldobrandini, Villa Borghese, Villa Falconieri, Villa rufinella o Tuscolana, Villa Torlonia, Villa Parisi e Villa Lancellotti, domani chiuderò in bellezza con la visita a villa MonDragone nel pomeriggio, mi interessa molto come villa, purtroppo oggi sono arrivato tardi ed era già chiusa, beh mi rifarò domani.

Chiunque fosse interessato può venire a farmi compagnia, l'apertura è dalle 16.00 alle 20.00, se volete venire ma avete problemi per il ritorno vi ospito io giù da me tanto c'è posto.

In ultimo un pò di pubblicità e una domanda, prima la domanda, che fate il primo maggio ? qui da me c'è la Corrimaggio, corsa organizzata dalla Running Club Atletica Lariano, società cui sono iscritto, è una mezza maratona molto scorrevole fatta soprattutto per avere la scusa di venire al dopo gara a mangiare, naturalmente non vi propongo la corsa bensì una giornata rilassante a modo pic nic in una zona molto bella lì vicino, io propongo voi fatemi sapere, se siete organizzati diversamente avvertite perfavore.

Grazie del gentile ascolto e alla prossima

P.S per chi volesse il discorso sul fumetto è ancora aperto, un saluto.

giovedì 24 aprile 2008

Scusate non ho resistito


Sorry, non ho resistito e ho publicato il post qui sotto, quindi riformulo la domanda : Chi di voi che legge si interessa hai fumetti ?(di ogni genere)

Breve Storia del Fumetto Italiano



Quando nasce il fumetto italiano?




La data ufficiale, comunemente accettata, è il 27 dicembre 1908, quando appare nelle edicole il primo numero del Corriere dei piccoli. Questo per due motivi: il primo è che la celebre testata è stata la prima vera edizione "industriale", a larghissima diffusione, che puntasse primariamente sui personaggi a fumetti, con una produzione continua; la seconda è che in quello storico numero 1 si pubblicava anche il primo personaggio italiano serializzato, il negretto Bilbolbul di Attilio Mussino (ma tanti altri ne seguiranno).Nasce quindi la prima testata a fumetti italiana e, insieme, il primo fumetto di autore italiano, con una sola pecca: i "fumetti", cioè le nuvolette con le parole dei dialoghi, non ci sono (sostituite da didascalie in rima). Ma non è il caso di cavillare: nuvolette ne erano già apparse in precedenza, anche prima della svolta del secolo, senza che fossero soddisfatte tutte le altre condizioni: sequenza narrativa, serializzazione di personaggi, continuità di pubblicazione, eccetera. Tutto quanto precede il Corriere dei piccoli è considerato preistoria, ma una preistoria ricca e straordinariamente interessante, mai abbastanza approfondita da nessuno studio.Vedremo quindi come prima cosa di raccogliere qualche elemento circa i cosiddetti precursori, per quanto riguarda l'Italia, agganciando quel periodo ai successivi novant'anni di editoria, con le sue oltre diecimila testate, ormai in gran parte codificate da guide e cataloghi.


I fogli d’immagini




Una prima data cardine da segnare è il 18 agosto 1872, quando Giuseppe Lebrun (francese, 64 anni) e sua moglie Carolina Boldetti (milanese), insieme ai fratelli Francesco e Clemente Gondrand aprono una società "per l'esercizio e sviluppo di stabilimento litografico", lo Stabilimento Lebrun Boldetti e C., con sede a Milano, dal quale escono i primi fogli italiani di immagini, sull’esempio già largamente diffuso in Francia (sono famose le tipografie o, meglio, le imageries di Epinal). Nello stesso periodo vengono pubblicati in Italia, anche tradotti, fogli di produzione francese.I fogli d'immagini francesi e quelli tedeschi (dove appaiono, tra l'altro, i racconti di Wilhelm Bush, papà di Max und Moritz) sono considerati tra i precursori del fumetto, nonché delle figurine. Pochi invece conoscono la produzione italiana, piuttosto rara, in gran parte conservata a Milano presso la Civica Raccolta Bertarelli.




I giornali satirici e umoristici




Un altro filone importante per definire le origini del fumetto è costituito dai giornali satirici e umoristici. In generale l'esigenza di pubblicare un giornale nasce dalla volontà di diffondere un pensiero sociale e politico (non fanno eccezione le testate religiose), e il foglio umoristico, spesso apertamente schierato, è considerato un importante strumento di propaganda. Il capostipite dei giornali umoristici italiani, secondo il grande storico dell'umorismo Enrico Gianeri (Gec), è Il Caffè Pedrocchi, che nasce a Venezia nel 1846 nonostante la stampa sia ancora nella rete di una censura a maglie strettissime, ma non pubblica disegni. Il primo satirico italiano illustrato con caricature sarebbe il napoletano Arlecchino, che esce il 18 marzo 1848 con periodicità quotidiana per iniziativa di Emanuele Milisurgo e Achille de Lauzières. Viene poi Lo spirito folletto, fondato a Milano da Antonio Caccianiga il 1° maggio 1848 ("giornale diabolico, politico, umoristico, comico, critico, satirico, pittoresco" illustrato dal mantovano Antonio Greppi), subito soppresso al ritorno di Radetsky, ma riprenderà le pubblicazioni il 6 giugno 1861 per l'editore Edoardo Sonzogno. Tra i collaboratori del 1848 ci sono Antonio Ghislanzoni, che fonderà l'Uomo di pietra nel 1856 "per fare un po' di guerra all'Austria" (prendendo il nome da una specie di Pasquino milanese, "el scior Carera", una statua infissa nei portici di corso Vittorio Emanuele). All'edizione del 1861 de Lo spirito folletto collaboreranno due grandi caricaturisti, il cremonese Vespa (Vespasiano Bignami, 1841-1929) e il torinese Camillo (Camillo Marietti, 1839-1920), secondo Gianeri "il più grande caricaturista personale del nostro Ottocento". Il 21 novembre 1848 a Torino vede la luce Il fischietto, fortemente liberale e cavouriano, una delle testate satiriche più importanti nel panorama italiano, fondata dal disegnatore caricaturista Icilio Pedrone e dal tipografo Cassone. Nel numero 2, ricorda sempre Gianeri, Pedrone pubblica una tavola "Guerra al Portafoglio", in cui onorevoli scatenati si azzuffavano disputandosi a pugni e a calci il potere (ma erano altri tempi). Vi collabora, tra gli altri, Casimiro Teja (firmandosi Puff). Nel 1856, oltre al già citato Uomo di Pietra, il 27 gennaio a Torino nasce Pasquino, considerato il prototipo dei giornali satirico-umoristici italiani. Fondato da Giovanni Piacentini e Giuseppe Augusto Cesana, di impostazione cavouriana, è la palestra dello straordinario illustratore torinese Casimiro Teja, che lo dirigerà fino all'ultimo giorno della sua vita, nel 1897; la direzione sarà proseguita da Dalsani (Giorgio Ansaldi), poi da Caramba (Eduardo Boutet), Golia, Manca, Tarquinio Sini e infine, dal 1922 al 1930 (quando la testata sarà soppressa dal fascismo), da Enrico Gianeri (Gec). Nel marzo 1857 a Milano Leone Fortis, transfuga da Venezia e direttore de La Scala, fonda il Pungolo, che pubblicherà, tra tanti validi caricaturisti, Salvatore Mazza; la testata sarà soppressa dagli austriaci l'anno dopo. A sottolineare il valore letterario di queste pubblicazioni, vale la pena ricordare che l'Almanacco del Pungolo per il 1857 costituisce l'atto di nascita della Scapigliatura milanese. Il Fanfulla viene fondato a Roma da De Renzis, Piacentini, Cesana e Avanzini (che nel 1879 creerà il Messaggero, un quotidiano da 20.000 copie di tiratura!); nel 1872 entra in redazione anche Ferdinando Martini (che sarà direttore del Giornale per bambini di cui vedremo più avanti). Tra le firme troviamo Oronzo E. Marginati (Luigi Locatelli, popolare autore di "Come ti erudisco il pupo"), Tito Livio Cianchettini (Filiberto Scarpelli; lo pseudonimo è preso da un curioso personaggio romano, uno "scrittore metafisico" che vendeva per strada un suo foglio, il Travaso delle idee, da cui verrà l'idea dell'omonima testata), Gandolin (Luigi Arnaldo Vassallo), Guido Vieni (Giuseppe Martellotti), Giulio De Frenzi (Luigi Federzoni), Caramba e Yorick (Piero Ferrigni). Domenica 12 febbraio 1882, a Milano, vede la luce il secondo numero del Guerin Meschino; infatti il primo numero, annunciato e pubblicizzato, non era pronto alla data prevista, così si era deciso di darlo per esaurito e di cominciare con il n. 2, anche se questo creerà qualche inconveniente con la Procura. Il settimanale viene fondato dai fratelli Giovanni Pozza (l'ideatore e primo direttore) e Francesco Pozza (vera anima del giornale e direttore per trent'anni), Carlo Borghi (già editore di altre testate, morirà giovanissimo l'anno seguente) Luigi Filippo Bolaffio (che lascerà il gruppo dopo dopo tempo) e l'ingegner Guido Pisani; il pittore Tranquillo Cremona ne schizza la testata, al tavolino di un caffè, e Luigi Conconi la realizza (sarà anche l'autore di molte illustrazioni del primo periodo). Subito dopo la nascita del giornale, fallisce il tipografo Bortolotti, ma subentra il Cordani. Il Guerin Meschino ospita le caricature di Amero Cagnoni, cui succederanno nel 1904 Aldo Mazza e, nel 1924 quando la testata sarà acquistata dal Corriere della Sera, Giovanni Manca. Dal 1923 al 1939 vengono pubblicati annualmente degli almanacchi. Le pubblicazioni continueranno fino al settembre 1943 (riprenderanno il 30 dicembre 1945 fino al 1950). L'asino viene fondato a Roma nel novembre 1892 da Guido Podrecca, da Gabriele Galantara e dall'avvocato Lugli; durerà fino alla prima guerra mondiale, poi riprenderà a Milano nel 1922, soppresso dal fascismo nel 1925. Tra i tanti collaboratori vanno qui segnalati almeno Filiberto Scarpelli, Bruno Angoletta, Girus e Gec.Nel 1886 il giornalista e disegnatore genovese Gandolin, fondatore a Roma del Capitan Fracassa, inaugura un formato tascabile con il famoso Pupazzetto, pieno di osservazioni e cronache illustrate dai suoi "pupazzetti", appunto, talvolta aiutato da Cesare Pascarella. Da Roma si trasferisce a Genova, dove continua la pubblicazione fino al 1900, quando subentra il ventiquattrenne Yambo (Enrico Novelli). Nel febbraio del 1900 nasce il Travaso delle idee, un'idea di Carlo Montani realizzata con Filiberto Scarpelli, Marchetti, Tolomei e Yambo. Sarà diretto per lungo tempo da Guasta, fino all'ultimo numero (gennaio 1962). Da gennaio 1947 fino al 1955 escono anche i supplementi mensili monotematici Travasissimo (il numero 41 del gennaio 1951 sarà sequestrato per una vignetta in ultima pagina che dileggiava la repressione dei celerini inviati dal ministro degli interni Scelba contro le manifestazioni operaie; verrà sostituito immediatamente da un numero 41bis in memoria dello scomparso Trilussa). Vamba (Luigi Bertelli), autore fortemente politico, repubblicano, anticlericale, crea diverse testate prima di concepire il Giornalino della Domenica, dove tra l'altro pubblicherà a puntate "Il Giornalino di Gianburrasca" (da lui stesso pupazzettato). Per la nostra ricostruzione storica deve essere ancora citata almeno una testata, Numero. Nasce con il numero 2 dell'anno 2°, a Torino, il 4 gennaio 1914 (fingendo già esaurito un primo numero in realtà mai esistito, così come aveva fatto il Guerin Meschino), creato dal giornalista Nino Caimi, da Pitigrilli (Dino Segre) e da Golia (Eugenio Colmo) con un capitale di 53 mila lire. Tra le firme della nuova testata troviamo un giovanissino Sto (Sergio Tofano), con tavole molto raffinate, Bruno Angoletta, Guido Moroni-Celsi (proveniente da Ma chi è?, una testata satirica napoletana durata dal 1904 al 1911 e quasi interamente confluita in Numero) e tanti altri autori importanti. Dopo la guerra incontra la crisi, come molte altre testate, e finisce, sembra, nel 1922. A questo punto bisognerebbe parlare ancora di 420, Settebello, Bertoldo, Marc'Aurelio, Becco Giallo... ma intanto la storia del fumetto è già iniziata. Nelle redazioni delle testate satiriche e umoristiche nascono le prime pubblicazioni per bambini, e ritroveremo in calce ai fumetti molte delle firme già incontrate sui fogli satirici e umoristici.




I giornali per bambini




Sulle pubblicazioni per bambini del secolo scorso e dei primi anni del Novecento esiste già una letteratura più ampia. Riporto solo qualche titolo: Il giornale per i fanciulli di Pietro Thouar, apparso anonimo nel 1834 e rapidamente soppresso dal governo austriaco; il Giornale per giovinetti diretto da Cesare Malpica a Napoli nel 1840 e L'amico dei fanciulli edito a Prato nello stesso anno; le Letture cattoliche a fascicoli mensili di San Giovanni Bosco del 1853; Il giovinetto italiano – letture politiche, letterarie e morali, diretto nel 1849 da Vincenzo De Castro a Genova; Frugolino (1878-1895 almeno).Il 17 luglio 1881 esce il primo numero de Il giornale dei bambini, con la prima puntata della "Storia di un burattino" di Carlo Collodi (nome d'arte di Carlo Lorenzini), pubblicata a singhiozzo fino al 25 gennaio 1883, infine raccolta in volume con il definitivo titolo di "Pinocchio". L'editore è l'ungherese Emanuele Obleight e la testata nasce da una costola del citato Fanfulla per pubblicare anche in Italia – come spiega il direttore Ferdinando Martini nel racconto-editoriale del numero 1 – qualcosa di simile ai giornalini illustrati americani.E ancora La domenica dei fanciulli (Paravia, aprile 1900-dicembre 1920, con Golia), Mondo piccino (Treves, 1886-1905), ancora il Giornale dei bambini (Cappelli, 1901-1904 almeno, con una tiratura dichiarata di 15.000 copie nel 1904 e copertina di Yambo).Il 24 giugno 1906 il fiorentino Vamba fonda e dirige Il giornalino della domenica "rivoluzionando i ragazzi, esaltando ciò che fino allora, dai così detti educatori, era stato ritenuto una colpa: il chiasso, la monelleria – dando ad essi il gusto e l'esercizio dell'umorismo, e con l'umorismo e col solleticare la sana monelleria infantile, insegnando loro ad amare, sopra tutto, la Patria, con la mente e con i fatti, a odiare sopra tutto una cosa: la pedanteria" scriverà Scarpelli nel 1932 ricordando quegli anni. La pubblicazione si interrompe per difficoltà finanziarie con il numero 30 del 23 luglio 1911, ma riprende dopo la guerra il 22 dicembre 1918 e continua a essere diretta dal fondatore fino alla sua scomparsa, alla fine del 1920; continua ancora, sotto sigle editoriali diverse, fino al 1924; dal 1925 è pubblicata da Mondadori (con belle copertine di Angoletta nel 1925) fino alla definitiva chiusura, avvenuta con il numero 26 del 5 luglio 1927. Tra gli illustratori vale la pena di citare Ezio Anichini, Giove Toppi, Guasta, Piero Bernardini (che esordisce giovanissimo sul primo numero de Il passerotto, il 4 agosto 1907; il supplemento mensile del Giornalino della domenica riservato agli abbonati, curato da Omero Redi alias Ermenegildo Pistelli e pubblicato fino alla fine del 1920), Attilio Mussino, Mario Pompei, Sto (Sergio Tofano) e Francesco Gamba.E' ancora giusto citare tra i precursori il Novellino, fondato nel 1899, normalmente ricordato per aver pubblicato, nel 1904, due tavole del personaggio statunitense Yellow Kid, ma certamente meritevole di studi più accurati; la testata durerà quasi trent'anni, pubblicando molte cose interessanti, tra cui Cretinetti (dal 1901, forse il primo personaggio serializzato italiano), e Bonifazio e Tranquillino (di Guido Moroni-Celsi, pubblicati tra il 1924 e il 1926). Nel 1928 confluisce, come testata aggiunta, in un altro giornale per ragazzi, Il corrierino edito dalla Cardinal Ferrari. Il corrierino e Novellino saranno poi assorbiti da un'altra testata cattolica, Il giornalino, che arriverà fino ai nostri giorni.




Il Corriere dei Piccoli




Il panorama del 1908 è dunque costituito da un'editoria per ragazzi ancora immatura, viziata da pesanti intenzioni educative (e di conseguenza noiosissima), e da un'editoria umoristica per adulti incentrata sulla vignetta o sulla grande tavola (in sostanza ancora una vignetta, anche se molto grande e magari splendidamente realizzata).L'esempio statunitense di allegare all'edizione della domenica dei grandi quotidiani una sezione illustrata (è lì che nascono i primi personaggi dei fumetti) non sembra interessare all'editore italiano. Finalmente il Corriere della sera, che nel 1899 ha cominciato a pubblicare La domenica del Corriere come settimanale illustrato rivolto alla famiglia, anche se mantiene quei pupazzetti lontani dalle sue pagine austere e autorevoli (atteggiamento che manterrà fino agli anni Ottanta!), affida a Silvio Spaventa Filippi il compito di dirigere una nuova testata per bambini, che vede la luce il 27 dicembre 1908 (il 1909 sarà comunque indicato come "anno primo").Autore di un saggio sull'umorismo pubblicato qualche anno prima, persona intelligente ed evidentemente attenta alle novità, Spaventa Filippi non solo attinge tra i personaggi di successo editi dai quotidiani americani, ma dà al giornale un'impostazione moderatamente a metà strada tra il barricadiero Giornalino della domenica e gli edulcorati giornalini "educativi".Il gioco consiste nel mettere in mano al bambino un "vero" giornale – e la testata richiama quella normalmente acquistata e letta dal papà – ma è anche un giornalino pensato e realizzato solo per loro (la fotografia che correda l'editoriale del primo numero mostra addirittura dei bambini all'opera attorno alla rotativa che stamperà il giornale, come se il Corriere dei piccoli fosse fatto addirittura da loro. Non mancheranno le pagine, soprattutto quelle scritte, di evidente intento educativo, ma saranno bilanciate proprio dalle pagine a fumetti e soprattutto da quelle statunitensi, nate per un pubblico non infantile.Gli autori italiani sono subito mobilitati, a cominciare da Antonio Rubino (che ne disegna anche la celebre testata) e Attilio Mussino (autore del primo personaggio italiano, il negretto BilBolBul). Sulle pagine del settimanale, e successivamente su quelle di altre testate a fumetti, ritroviamo firme nate dai giornali satirici o su quelli per bambini, ma anche grandi firme dell'illustrazione: Angoletta, Sto, Moroni-Celsi, Pompei, Manca, Giove Toppi, Guasta, Bernardini, Gustavino e Brunelleschi.




Le nuvolette vengono dal mare




Grandi autori mobilitati, belle pagine divertenti e ben disegnate, ma la nuvoletta con le parole stenta a mostrarsi. Il 17 dicembre 1932 arriva in edicola Jumbo, settimanale illustrato per ragazzi dai 7 ai 15 anni, edito a Milano da Lotario Vecchi, che per primo rinuncia alle didascalie in versi pubblicando i fumetti con i balloon originali. La rivista presenta produzioni dell'agenzia inglese Amalgamated Press (poi Fleetway), pur con qualche adattamento dettato dal momento politico italiano. Infatti un personaggio di William Booth diventa, grazie a qualche ritocco, Lucio l'avanguardista e partecipa ai festeggiamenti per l'anniversario della marcia su Roma! Jumbo termina la sua avventura editoriale col numero 309, il 13 novembre 1938, e noi lo ricordiamo anche perché nelle sue pagine esordisce come autore di fumetti (anche se aveva già pubblicato qualche poesia sul Corriere dei piccoli e alcuni romanzi di avventura sul Giornale di viaggi di Sonzogno) Gianluigi Bonelli, scrittore, sceneggiatore ed editore.


Il fumetto d'avventura




Il nostro paese si era un po' perso l'età d'argento del fumetto, quella vasta produzione umoristica che aveva accompagnato gli anni dal 1895 al 1929, con le paginone a colori dei quotidiani (pensiamo al fantastico Little Nemo stampato nelle dimensioni di un poster!), appena percepita attraverso le tavole rimontate e private delle nuvolette nel Corriere dei piccoli. Gli ultimi scorci degli anni Venti danno la scossa al paese-guida dei comics, culminando con il crollo della Borsa del 1929 e tutte le relative conseguenze. La risposta del fumetto alla grande crisi è la nascita dei fumetti d'avventura: il primo è Buck Rogers (fantascienza) nell'agosto 1928 (anche Cino e Franco sono del 1928, ma la loro popolarità esploderà solo qualche anno dopo, quando le loro storie si sposteranno in Africa), poi Tarzan nel 1929. E’ l'inizio di quella che viene indicata come l'età d'oro: ricordiamo la nascita di Dick Tracy nel 1931, di Brick Bradford nel 1933, di Flash Gordon e Mandrake nel 1934, dell'Uomo Mascherato nel 1936, mentre anche le storie a fumetti di Topolino, nato per il cinema nel dicembre 1928, si fanno sempre più avventurose.Topolino sbarca in Italia con le sue prime strisce, create per i quotidiani statunitensi dal gennaio 1930, immediatamente: tra marzo e dicembre 1930 sono riproposte dall'Illustrazione del popolo, settimanale della Gazzetta del popolo di Torino. Due anni dopo, il 31 dicembre 1932, il fiorentino Giuseppe Nerbini (edicolante, giornalista, editore dalla fine dell'Ottocento sia di testi socialisti sia di pubblicazioni satiriche e popolari) dà alle stampe il primo numero della testata Topolino, 30.000 copie che presto arriveranno a 300.000. Non ha chiesto i diritti di riproduzione, e il personaggio è disegnato da autori italiani: immediatamente il rappresentante in Italia del potente King Features Syndicate, il commendator Guglielmo Emanuel (futuro direttore del Corriere della Sera) lo blocca, gli spiega che bisogna procedere in modo diverso, che esistono i copyright... e un accordo è presto raggiunto. Il giornale è diretto da Carlo Lorenzini, nipote di Collodi (anzi "Collodi nipote", come firma abitualmente), che lascerà presto la casa editrice in disaccordo con le scelte editoriali ritenendo poco educativi i fumetti americani (ma rivedrà in seguito la sua posizione).Alla scomparsa dell'editore, il 28 gennaio 1934, stroncato più dal dolore per la scomparsa violenta di un figlio che per malattia, la casa editrice fiorentina sarà diretta dal figlio Mario Nerbini, che realizza il grande progetto, già maturato con il padre, de L'avventuroso: è il 14 ottobre 1934. Da quel momento tutti i maggiori personaggi americani del KFS, Gordon, Mandrake, Uomo Mascherato, Cino e Franco (che avevano già esordito su Topolino), Jim della giungla eccetera, saranno pubblicati sulle diverse testate nerbiniane, spesso ridisegnati da autori italiani come Lemmi e Giove Toppi.Intanto la testata Topolino (sempre rimasta proprietà Disney) passa in concessione all'editore Mondadori (ufficialmente dal n. 137 dell'11 agosto 1935), senza rimpianti da parte di Mario Nerbini, che crede soltanto nei personaggi avventurosi.Ma il fumetto italiano? Nerbini ha sempre puntato soprattutto sulla produzione statunitense, e avrà difficoltà ad obbedire ai divieti del governo. Invece Mondadori, che si avvale dell'oculata opera di Antonio Rubino e soprattutto, in anni assai difficili, di Federico Pedrocchi, ospita sulle sue testate i più grandi autori italiani, dando loro il massimo rilievo. Basti citare, per tutti, il ciclo del dottor Faust con le sue splendide doppie pagine centrali! Con tutti i limiti imposti dal fascismo, soltanto Mondadori riesce a pubblicare comunque buone storie, con poche concessioni alle direttive dei fascisti, al punto da continuarle dopo la guerra e da poterle ripubblicarle in albo senza arrossire di vergogna. Di queste testate, al cuore del periodo bellico arriva solo Topolino, assorbendo L'avventuroso che aveva già inglobato Giungla; a sua volta cesserà le pubblicazioni strangolato e avvilito dalla censura di regime e dalla difficoltà di reperire la carta.Al giorno della Liberazione arriva quasi indenne soltanto il veterano Corriere dei piccoli, con i cassetti già pieni di tavole preparate per un paese finalmente libero.


Dopoguerra a strisce e libretti




Nel 1948 nasce il formato "striscia", che segnerà l'editoria a fumetti italiana per quasi due decenni. Narra la leggenda che gli editori Bonelli, Casarotti e Torelli, non solo concorrenti ma anche amici, spesso si incontrino a pranzo o a cena per parlare di lavoro. Nel corso di queste conversazioni mettono le basi del nuovo formato, cioè albetti di trentadue pagine larghi 17 centimetri e alti 8, un grande cambiamento rispetto all'anteguerra e ai formati giganti di allora. Non solo manca la carta, e quella che si trova sul mercato costa carissima, ma questo nuovo formato permette di ricavare da un solo foglio-macchina tre albi diversi, con un notevole risparmio sui costi tipografici. Anche se l'inventore sembra sia stato Gino Casarotti della Dardo, l'esordio nel formato striscia spetta a Tristano Torelli con Il Piccolo Sceriffo, avventure scritte dallo stesso Torelli e disegnate da Dino Zuffi. L'albetto è il primo di una valanga di avventure in formato striscia, che diventa il preferito dagli editori per la praticità di stampa e per l'impostazione più semplice delle storie.Intanto i giornali e i formati grandi lasciano il posto ai libretti (Topolino, Monello, Intrepido, Cucciolo, eccetera) e nascono nuovi protagonisti editoriali. Se Pantera Bionda e altre splendide fanciulle devono castigarsi e infine scomparire sotto gli strali dell'opinione perbenista, trovano il loro spazio Bianconi, Caregaro (Alpe) e tanti altri.


Straordinari anni Sessanta




La produzione degli anni Cinquanta è povera di colpi di scena. Lentamente si va affermando l'importanza della basa editrice Bonelli con Tex e numerose altre testate, tutte preparate con molta cura e con storie avvincenti; la stampa cattolica si rafforza attorno a testate poco visibili ma solide (basti pensare a un Messaggero dei ragazzi). Eccezionale l'esperienza del Giorno dei ragazzi, una testata durata dodici anni allegata settimanalmente al quotidiano milanese Il giorno.Ma le vere svolte si hanno negli anni Sessanta. Nel dicembre 1962 nasce i primo dei fumetti neri: appare Diabolik, delle sorelle Giussani, simpatiche signore che per quasi quarant'anni inventeranno storie criminali, con modi gentili e un'aria innocente da ricordare le protagoniste di "Arsenico e vecchi merletti"! Tracciato il solco, seguiranno un'infinità di eroi "negativi", da Kriminal e Satanik (dell'accoppiata Magnus & Bunker) a Sadik, Jnfernal e via elencando. Nasce invece nel 1966 la prima eroina sexy, Isabella (disegnata da Sandro Angiolini), seguita da una valanga di testate più o meno spinte, palestra di autori anche molto bravi, come Manara e Frollo.Il 1965 vede il primo Salone del fumetto a Bordighera (si trasferirà, l'anno dopo, a Lucca) mentre in aprile appare in edicola Linus, prima rivista-contenitore del mondo; seguiranno Sgt. Kirk ed Eureka nel 1967, Sorry e Il Mago nel 1972, e tante altre fino a Comic Art nel 1984.Nel 1966 appaiono anche le prime edizioni amatoriali, con Comics Club 104, di Paolo Sala e Alfredo Castelli.Il fumetto esce così dal ghetto, si comincia ad affermare il concetto di fumetto d'autore. Ormai il mercato è aperto a tutte le esperienze, nessuno si vergognerà più di quel giornalino infilato sotto il braccio...




Conoscete il Fumetto made in Italy


Quanto sapete del fumetto Italiano ?

martedì 22 aprile 2008

Continuate a commentare il Giallo




Non è per qualcosa ma la foto fatta da Tiziano è orribile e non sò neanche in che modo me la possa aver fatta, quindi per riprendere un pò di dignità pubblico in esclusiva una delle poche foto decenti che ho.

Dovevi usare questa per la resurrezione

lunedì 21 aprile 2008

Il Giallo


L'argomento della discussione sono i libri gialli più classici, da Marco vichi ad Ellery Queen, quanti ne avete letti e quanti ne conoscete.

domenica 20 aprile 2008

Esilio


cammino tranquillo fra campi e città, la mente segue pensieri veloci, nostalgici ricordi troppo spesso ritrovati. Passo dopo passo giungo al mio paese, squallido, povero, mio. è tardi, la luna rischiara l'atmosfera pesante del ritorno, troppo a lungo lontano con il corpo e con la mente torno ora sui miei passi, leggero e veloce ascolto il richiamo degli uccelli, i primi a salutare il risveglio del sole. Un'alba chiara mi saluta, una dolce brezza mi accompagna lì ove feci la prima scuola, ove conobbi i primi amici, i primi dolori, non ho ricordi felici di questo luogo, eppure sento di appartenergli, sento il legeme forte del sangue che mi chiama, troppo a lungo lontano non posso ora non ascoltarlo. I fiori cantano la felicità, lievi rumori fanno intuire il risveglio, cammino tranquillo, sicuro, nulla è cambiato. Giungo a casa, è come nei ricordi, in giardino il ciliegio è in fiore e piccoli petali bianchi volano cullati dal vento per riposare nei soffici ciuffi d'erba del prato, odore di lavanda e gelsomino seguono ad essi mentre nell'orto i dolci frutti scendono languidi da rami troppo esili per sopportarne il peso, sotto la pergola in fiore la cuccia, luogo ormai dimenticato, dimora d'un compagno fedele ridotta ormai a vuoto rudere, come la casa. Ormai abbandonata, serba ricordi troppo dolorosi per essere dimenticati, non posso entrare, i piedi non riescono a superare il cancello, troppa memoria serba quel luogo, troppo dolore. Scappo, corro via, tornerò un giorno, superero quel cancello, romperò il freddo muro di cristallo dei ricordi, romperò l'esilio. Cammino tranquillo, esco dal paese ormai sveglio, nessuno mi ha visto, nessuno mi ha notato, nessuno l'ha mai fatto. Prima di tornare nell'oblio passo al cimitero, lì nell'immenso verde di prati assolati e dei campi immersi nella prima rugiada riposa la mia famiglia, facce allegre e sorridenti mi salutano ormai prive di colore, ormai grigie, i fiori sono freschi, rose bianche, pure, forti, simbolo di speranza, riposano con loro. Io sono lì al loro fianco, anch'io in una vuota e grigia cornice, anchio sorridente, gurado quell'uomo sconosciuto, il suo sorriso è dolore, i suoi occhi vuoti pozzi senza fine, lo guardo ma non lo riconosco, non posso.. non più. Vado via salutato dal sole ridente d'una giornata di primavera, perso in un sentiero passato.

sabato 19 aprile 2008

Ascoltando gli Interpool


Ho notato che meno scrivo più commentate... Bene proveremo allora un Post alternativo quale "Post Discussione" ossia io vi dò un argomento e voi instaurate una Discussione su quell'argomento, che ne dite? oggi visto che iniziamo lascio decidere a voi l'argomento della discussione, il primo che commenterà stabilirà l'argomento.

Ora a voi

venerdì 18 aprile 2008

LOKY


E' il Dio più malvagio di Asgard, incarnazione stessa dell'oscurità ed imparentato con i demoni maligni. Con una gigantessa generò tre figli mostruosi: il serpente Midgard, così grande da poter stringere la terra nelle sue spire, il lupo Fenrir, la cui mascella toccava il cielo e la mandibola la terra, ed Hel, guardiana del regno dei morti. Ha creato le streghe e conosce la magia nera. E' il Dio della menzogna, dell'inganno e del male, ma è comunque tollerato perché il male è necessario per la stabilità dell'universo, se venisse a mancare il male, mancherebbe anche il bene. Molti Dei spesso chiedono il suo aiuto, perché è uno dei più astuti, e lui lo concede, perché la battaglia tra bene e male può avvenire solo nel momento stabilito. Fece comunque molti scherzi malvagi agli altri Dei, tagliò i capelli della moglie di Thor ed accusò pesantemente Freya, la moglie di Odino. Sua colpa più grande fu la morte di Balder, per la quale venne incatenato e torturato con un veleno acido. Il giorno del Ragnarok però si liberò e condusse le forze del male alla battaglia.

L'Asino D'Oro



Le metamorfosi (Metamorphoseon) dello scrittore latino Apuleio costituisce, assieme al Satyricon di Petronio, l'unica testimonianza del romanzo antico in lingua latina. È infatti l'unico romanzo latino pervenuto intero ad oggi. Con l'intreccio di episodi variamente collegati alla magìa che ne costituisce la nervatura, lo scritto non sarebbe potuto passare sotto silenzio all'epoca del processo per magia cui l'autore fu sottoposto nel 158; quindi è possibile desumere che la sua stesura sia posteriore a quella data.
Il titolo Metamorphoseon libri conobbe presto la concorrenza di quello con cui l'opera fu indicata da Agostino di Ippona nel De civitate Dei (XVlll, 18): Asinus aureus, L'asino d'oro.


Degli undici libri, i primi tre sono occupati dalle avventure del protagonista, il giovane Lucio (omonimo dell'autore, che forse proprio dal protagonista assunse il nome) prima e dopo il suo arrivo a Hypata in Tessaglia (tradizionalmente terra di maghi). Coinvolto già durante il viaggio nell'atmosfera carica di mistero che circonda il luogo, il giovane manifesta subito il tratto distintivo fondamentale del suo carattere, la curiosità, che lo conduce ad incappare nelle trame sempre più fitte di sortilegi che animano la vita della città.
Ospite del ricco Milone e di sua moglie Pànfila, esperta di magia, riesce a conquistarsi i favori della servetta Fotide e la convince a farlo assistere di nascosto a una delle trasformazioni cui si sottopone la padrona. Alla vista di Pànfila che, grazie a un unguento, si muta in gufo, Lucio prega Fotide che lo aiuti a sperimentare su di sé tale metamorfosi. Fotide accetta, ma sbaglia unguento, e Lucio diventa asino, pur mantenendo facoltà raziocinanti umane.
È questo l'episodio-chiave del romanzo, che muove il resto dell'intreccio. Lucio apprende da Fotide che, per riacquistare sembianze umane, dovrà cibarsi di rose: via di scampo che, subito cercata, è rimandata sino alla fine del romanzo da una lunga serie di peripezie che l'asino incontra.

romanzo comprende le vicende dell'asino in rapporto a un gruppo di briganti che lo hanno rapito, il suo trasferimento nella caverna montana che essi abitano, un tentativo di fuga insieme a una fanciulla loro prigioniera, Càrite, e la liberazione finale dei due ad opera del fidanzato di lei che, fingendosi brigante, riesce a ingannare la banda.
Il racconto principale diviene cornice di un secondo racconto, ossia della celebre favola di Amore e Psiche narrata a Càrite dalla vecchia sorvegliante. Nei libri successivi, ad esclusione dell'ultimo, riprendono le tragicomiche peripezie dell'asino, che passa dalle mani di sedicenti sacerdoti della dea Siria, dediti a pratiche lascive, a quelle di un mugnaio che è ucciso dalla moglie, a quelle di un ortolano poverissimo, di un soldato romano, di due fratelli, l'uno cuoco e l'altro pasticciere.
Ovunque l'asino osserva e registra azioni e intenzioni con la sua mente di uomo, spinto sia dalla curiosità, sia dal desiderio di trovare le rose che lo liberino dal sortilegio. Della sua natura ambivalente si avvedono per primi il cuoco e il pasticciere, scoperta che mette in moto la peripezia finale. Informato della stranezza, il padrone dei due artigiani, divertito, compra l'asino per farne mostra agli amici. In un crescendo di esibizioni, Lucio riesce a sfuggire, a Corinto, dall'arena in cui è stato destinato a congiungersi con una condannata a morte, e nella fuga raggiunge una spiaggia deserta dove si addormenta.
Il brusco risveglio di Lucio nel cuore della notte apre l'ultimo libro. La purificazione rituale che segue e la preghiera alla Luna preparano il clima mistico che domina la parte conclusiva: Lucio riprende forma umana il giorno seguente, mangiando le rose di una corona recata da un sacerdote alla sacra processione in onore di Iside, secondo quanto la stessa dea gli aveva prescritto, apparendogli sulla spiaggia. Grato alla dea, Lucio si fa iniziare al culto di Iside a Corinto, stabilitosi a Roma, per volere di Osiride, si dedica a patrocinare le cause nel foro.


Le Metamorfosi sono caratterizzate da uno stile narrativo che nell’antichità mancava di una fisionomia definita; appaiono quindi come una contaminazione di generi diversi (epica, biografia, satira menippea, racconto mitologico, ecc.). Nel caso specifico è problematico il rapporto con le fabulae Milesiae (racconti licenziosi che ispirarono anche Petronio), a cui lo stesso autore riconduce l'opera, ma la perdita pressoché totale della traduzione che Cornelio Sisenna (120 a.C.67 a.C.) fece delle originali fabulae Milesiae di Aristide di Mileto (II secolo a.C.) ne rende oscure le origini.
Un romanzo pervenuto nel corpus delle opere di Luciano di Samosata, un testo oggi totalmente perduto, sviluppa lo stesso intreccio del romanzo latino, col titolo di Lucio o l'asino, in lingua greca e in forma nettamente più concisa rispetto a quella di Apuleio; ma non sono chiari i rapporti relativi e la priorità dell'uno o dell'altro dei due scritti e se abbiano avuto una fonte comune, inoltre quest'opera è una ripresa in chiave burlesca di un romanzo di Lucio di Patre a noi giunto frammentario.
È certo che il finale, con l'apparizione di Iside e le successive iniziazioni ai misteri di Iside e di Osiride, appartiene ad Apuleio; anche perché il protagonista, un giovane che si definisce greco in tutto il romanzo, in questo libro, inopinatamente, diventa Madauriensis, sovrapponendo l’io–scrivente all’io-narrante.
Sono comunque differenti il significato complessivo e il tono del racconto: infatti, il testo pseudolucianeo, rivela l'intenzione di una narrativa di puro intrattenimento, priva di qualsiasi proposito moralistico, mentre le Metamorfosi di Apuleio - sotto l'apparenza di una lettura di puro svago, intessuta di episodi umoristici e licenziosi - assume in realtà i caratteri del romanzo di formazione.
Lucio il protagonista è caratterizzato dalla "curiositas", la quale risulta un elemento positivo entro determinati limiti, che egli non rispetta facendo scattare così la punizione: metamorfosi in asino, animale considerato stupido ed utile solo nel trasporto di grandi carichi. Lucio però mantiene l’intelletto umano, e per questa ragione nel titolo è definito l’asino d’oro, e possiede comunque un punto di vista privilegiato perché osserva gli uomini nei lori gesti quotidiani. Il romanzo rappresenta anche una denuncia alla società perché corrotta, ed infatti nel libro sono rappresentati: imbroglioni, prostitute ed adulteri. Il percorso che dunque Lucio si trova ad affrontare è di espiazione, in quanto passa dalla mani di briganti e mugnai alle esibizioni circensi. Il protagonista rappresenta l’uomo che pecca, e che solo dopo l’espiazione dei suoi peccati si può salvare, sino ad arrivare alla conversione al culto di Iside diventandone sacerdote.


Per approfondire, vedi la voce Amore e Psiche.
A conferma del fatto che questa è una chiave di lettura suggerita dall'autore, alcuni episodi minori dell'intreccio trovano corrispondenze precise con la vicenda di Lucio, anticipandola o rispecchiandola. Emblematico è il caso della favola di Amore e Psiche che, grazie al rilievo derivante dalla posizione centrale e dalla lunga estensione, assume valore prefigurante nei confronti del destino di Lucio.
La trama rispecchia tradizioni favolistiche note in tutti i tempi: la figlia minore di un re suscita l'invidia di Venere a causa della sua straordinaria bellezza, e viene, per volere della dea, data in preda a un mostro. Cupido, figlio di Venere, vedendola, se ne innamora e la libera, portandola al sicuro in un castello, dove ne diviene l'amante. Alla fanciulla, che ignora l'identità del dio, è negata la vista dell’amato, pena l'immediata separazione da lui. Tuttavia, istigata dalle due sorelle invidiose, Psiche non resiste al divieto e spia Amore mentre dorme: all'inevitabile, immediato distacco pone rimedio la dolorosa espiazione cui Psiche si sottomette, attraverso varie prove. La novella si conclude con le nozze e gli onori tributati a Psiche, assunta a dea.
La favola di Amore e Psiche svolge nella struttura del romanzo una precisa funzione letteraria: riproduce in scala ridotta l'intero racconto e impone ad esso la giusta chiave di lettura. Tocca al racconto secondario, contenuto nel corpo del romanzo, rendere più complessa la prima lettura attivando una seconda linea tematica (quella religiosa), che si sovrappone alla prima linea tematica (quella dell'avventura) per conferirle un contenuto iniziatico.
Le vicende di Lucio possono essere lette come le prove cui è sottoposto un essere che, dopo un tempo d'alienazione e di errabonde peripezie, è fin dall'inizio promesso alla salvezza voluta dalla dea signora delle trasformazioni. Senza l'inserzione della favola di Amore e Psiche, Apuleio non avrebbe potuto dirigere gli avvenimenti narrati verso la giusta lettura, per fare del romanzo la storia di una redenzione. L'evidente significato allegorico nulla toglie alla leggerezza del racconto che segue felicemente la tradizione favolistica.
Le altre digressioni inserite nell'intreccio principale sono costituite da vicende di vario tipo, ove il magico (primi tre libri) si alterna con l'epico (storie dei briganti), col tragico, col comico, in una sperimentazione di generi diversi che trova corrispondenza nello sperimentalismo linguistico, con la sola eccezione del libro XI, dove la componente mistica ha il sopravvento e la forma animale di Lucio ha perduto quasi totalmente importanza, mentre nel corso del romanzo proprio la presenza costante delle riflessioni dell'asino crea un effetto di continuità che forma i due livelli di lettura, e scandisce il senso complessivo della vicenda come iter progressivo verso la sapienza.

giovedì 17 aprile 2008

Papa Imperat


SONO UGUALI!!!!

Il Franco e IL Latino


Compagni arriva la carica, marcia serrata e cuore di terra

Compagni L'arrivo è vicino, braccia di ferro e passo rugiada

Il Franco attacca Il Latino

Mira violenta, schiva veloce

occhi distanti, morti nel mare, parlano a desideri in fuga in patria caduta mentre Compagni vicini con diverso colore ammirano rari miraggi adoranti d'Amore. Amore ragazza gitana, verde brughiera in colline sabbiose, parla con vuote parole. Verita l'ascolta di pigro silenzio sdraiata con luce nell'immenso assoluto, ed Ombra alquanto gentile, persona isolata, pigra puledra bacia Freddo cugino precoce. Caldo l'osserva e prova Pietà sempre disposta, allegra, sicura, gioviale compagna, dolce coniglia in casa Bontà. Casa enorme con ville e dimore d'alloro, viali di vino e mura d'avorio, in essa Sentimento dimora, padre fedele, amico sicuro. Sua sposa è Dolore, Triste signora, spesso consiglia, spesso riposa, Cagna adorante d'un marito perfetto culla Amore e assente è Difetto, fratello geloso, amante villano amico di Furia canaglia lasciva, debole, schiva, animale selvaggio spesso amico, spesso rivale D'Amore Fanciulla leggiadra Sorella D'Affetto ragazza di Cuore.

Quando domani sarà ieri, oggi disterà tanti giorni da Domenica quanto distava oggi quando ieri era domani. Che giorno è oggi ?


In questo sondaggio bisognava usare un pò di logica e certo è che siete tutti, almeno quelli che hanno risposto, molto uniti nel risultato.

La risposta è Domenica, a voi la soluzione.

martedì 15 aprile 2008

Ringraziamenti


Ho notato con piacere che il mio post sui pensieri ha riscosso, almeno nella parte finale qualche consenso...sono commosso sigh! non capita quasi mai che mi facciate degli apprezzamenti e con Tiziano che mi distrugge giornalmente non è facile scrivere, un ringraziamento a tutti, di solito questo tipo di post li scrivo di getto seguendo pensieri che ho in testa da tempo e che hanno bisogno d'un punto di sfogo, beh che dire ..continuate a commentare non mi abbandonate, il mio è il blog meno commentato in assoluto è vero scrivo troppi post di seguito ma è perche non riesco a contenermi e poi i miei in genere sono corti quelli di matteo son lunghi tre chilometri e quasi mai nessuno li legge, e poi se non commentate non riesco a capire se qualcuno continua a venire o se il blog è completamente abbandonato, io accetto anche commenti negativi come "fa schifo" e di peggiori, almeno mi fanno capire che qualcuno legge...va beh mi sto dilungando troppo, ancora grazie..al prossimo post, un Saluto generale.

Fisionomia e carattere ne la Fisiognomica



La fisiognomica è una disciplina pseudo scientifica che si prefigge di dedurre i caratteri psicologici e morali di una persona dal suo aspetto fisico, soprattutto dai lineamenti e dalle espressioni del volto. Il termine deriva dalle parole greche physys (natura) e gnosis (conoscenza). L’interesse per la fisiognomica nasce da una curiosità per cos’ dire filosofica circa il nesso tra corpo e anima, esteriorità e interiorità, che costituisce uno dei processi di classificazione più complessi della cultura occidentale. Ecco allora che la selezione operata dall’occhio sul corpo di una persona che sta di fronte risponde al bisogno di attribuire un senso coerente a ciò che ci circonda. E poiché difficilmente si accetta di aver sbagliato, Gombrich ha parlato di un vero e proprio “pregiudizio fisiognomico”. Con questa base teorica diviene possibile individuare una serie di funzioni che la fisiognomica ha svolto nel corso della sua storia che rispondono al bisogno di dominio sulla complessità del reale che riporti l’ignoto al noto e l’invisibile al visibile. Si cerca così in ogni modo di evitare lo spaesamento dinnanzi al nuovo, reso inoffensivo attraverso una serie di schemi di riconoscimento ben collaudati.

Esistono due principali tipi di fisiognomica:
la fisiognomica predittiva assoluta, che sostiene una correlazione tra alcune caratteristiche del viso e di tratti caratteriali. Queste teorie non godono più di credito scientifico;

la fisiognomica scientifica. questo tipo di fisiognomica trova fondamento nel determinismo genetico del carattere

Uno dei principali studiosi di fisiognomica è stato anche uno dei principali sperimentatori di questa disciplina applicandola al modo di ritrarre: quest’artista è Leonardo. Per Leonardo è necessario che dalle azioni delle figure umane emerga ciò che hanno nell’animo. Egli non si accontenta però di descrivere le emozioni momentanee di una persona, il suo "pathos"; l’indagine dello scienziato deve spingersi oltre, a rinvenire quel rapporto stretto fra anima e corpo, reso manifesto dal carattere permanente, che va sotto il nome di "ethos". Di più: dopo aver esaminato i due momenti distinti che delineano una certa personalità, Leonardo ne studia il loro peculiare rapporto, magari fissandolo in una precisa reazione a un evento (vedi i disegni per gli Apostoli del Cenacolo). L’analisi fisiognomica viene poi ricondotta nel solco più ampio dello studio anatomico. È per questo che Leonardo produce schizzi in cui descrive con puntigliosa attenzione volti particolarmente caratterizzati – quasi caricature – e li confronta con la rispettiva conformazione del cranio. Lo stesso accade per altre parti del corpo, quali cuore e vasi sanguigni.

Vorrei sottolineare infine come nell’Ottocento la fisiognomica acquisisca anche una funzione sociale, ciò avviene con gli studi di antropologia criminale di Cesare Lombroso, un medico militare che comprese la necessità dell’analisi fisiognomica delle reclute durante le visite di leva. La ricerca lombrosiana è particolarmente interessante perché nata dall’incontro di un uomo del Nord Italia (Lombroso era nato a Verona) con la realtà arretrata del Sud.
Il mondo criminale si confonde dunque con quello delle fisionomie selvagge straniere. Questo pregiudizio, di natura etnica, può essere verificato anche oggi, dal momento che viviamo per la prima volta in un mondo multifacciale, per il quale non abbiamo strumenti adeguati di interpretazione.



Se volete approfondire gli studi di questo interessante criminologo, che ha cercato nei volti le radici della follia, qui vi è la bibliografia che lo riguarda, sottolineo che di recente i suoi studi sono stati rivalutati in negativo dalla critica e dalla scenza per ovvie ragioni, è tuttavia a mio parere interessante darvi uno sguardo, quindi a voi :

Studi per una geografia medica d’Italia, Milano, Ciuseppe Chiusi, 1865
L’uomo delinquente, 1876
genio e follia, Hoepli, 1877
Le più recenti scoperte ed applicazioni della psichiatria ed antroplogia criminale, Torino, Fratelli Bocca, 1893
Nuovi studi sul genio, Milano – Palermo, Sandron, 1902
Luigi Guarnirei, L’atlante criminale. Vita scriteriata di Cesare Lombroso, Mondatori 2000
Giorgio Colombo, La scienza Infelice. Il Museo di Antroplogia Criminale di Cesare Lombroso, Boringhieri 2000.

Dai Bardi :La carica dei Barbari


la luce del sole al tramonto li colpì in pieno viso, facendo loro pensare allo splendore della vittoria. Intorno al sole un fiammeggiante incendio rosso e oro mandava un bagliore inferiore solo a quello del disco stesso. Gli uomini, temporaneamente accecati, si ripararono gli occhi con la mano, fino a che si abituarono alla luce e poterono far correre lo sguardo lungo l'oscura valle sottostante. La precarietà della loro condizione divenne evidente a poco a poco, mano a mano che scorgevano l'enorme chiazza scura in movimento che si allargava ondeggiando da nord a sud, da un promontorio all'altro, espandendosi a perdita d'occhio come una nera fiumana le cui acque ricoprivano lentamente l'intera valle di Maritsa con i loro flutti sordidi e schiumanti. Walter rimase sgomento e silenzioso vedendo l'esercito nemico che si era raccolto nella valle: erano peceneghi e bogomili in un numero incalcolabile, tribù su tribù, intere popolazioni di barbari accorse per distruggere l'impero. E costoro non erano i nemici più strenui, quelli che reclamavano a gran voce il sangue bizantino, ma solo gli ultimi arrivati di una lunga, lunghissima teoria di orde barbariche che cercavano di arricchirsi e accrescere il proprio potere saccheggiando la leggendaria ricchezza dell'impero. Walter, con la luce del sole morente negli occhi, contemplò lo spaventoso scenario ai suoi piedi, tornando con la mente a tutte le occasioni nelle quali aveva posato lo sguardo su un esercito nemico prima della battaglia. Negli anni l'impero aveva affrontato gli slavi, i goti, gli unni, i bulgari, i magiari, i gepidi, gli uzzi e gli avari, tutti scesi ululando dalle steppe battute dal vento del Nord; e a sud gli arabi, astuti e implacabili: prima i saraceni, poi i selgiuchidi, una razza guerriera forte e indomita, che veniva dagli aridi deserti orientali. “Signore del cielo” pensò “sono così numerosi! Dove finiscono le loro schiere?” Poi, sforzandosi di nascondere lo sgomento, esclamò: “Tanto più numeroso il nemico, tanto maggiore la vittoria. “Sia lode a Dio!”. E dopo un momento, si rivolse al compagno Romano, drungarios della flotta imperiale. “Quanti cumani hanno promesso di combattere per noi?”. “Trentamila, basileus” rispose Romano. “Sono accampati proprio laggiù” e indicò un gruppo di alture scoscese, sopra le quali si stava addensando una cappa di fumo. “Il mio signore desidera recarsi da loro?” Walter scosse lentamente la testa. “No.” Raddrizzò le spalle e la schiena: “Abbiamo veduto barbari a sufficienza. Non esercitano su di noi alcun fascino. Preferiremmo parlare ai nostri soldati. E' ora di attizzare la fiamma del coraggio, così che arda viva nello scontro”. Diede uno strattone alle redini e scese al galoppo dalla collina. Ritornato all'accampamento bizantino, ordinò a Dario, comandante degli excubitores, di chiamare a raccolta le legioni e i reparti scelti. Mentre le truppe si radunavano, l'imperatore restò in attesa nella sua tenda, inginocchiato accanto al trono, con le mani giunte in preghiera. Quando ne uscì, il sole era tramontato e due stelle brillavano in un cielo dello stesso colore dell'ametista incastonata nell'elsa della sua spada. Per permettergli di arringare l'esercito, accanto alla tenda era stata eretta una tribuna sopraelevata, illuminata da torce accese a ogni angolo dopo il sopraggiungere della notte. Preceduto da un excubitor che portava il vessillo, l'antico labaro delle legioni romane, Walter salì gli scalini e raggiunse la sommità della piattaforma per guardare sotto di sé l'armata di Bisanzio: forze assai ridotte rispetto al passato, ma ancora consistenti. Le ultime delle antiche e gloriose legioni erano ordinate in ranghi di fronte a lui, e i diversi reggimenti erano riconoscibili dal colore dei mantelli e delle tuniche: il rosso della Tracia, il cobalto di Opsikion, il verde della Bitinia, l'oro della Frigia. Ogni centuria era lì, con le lance levate e rilucenti nella penombra serotina. Erano cinquantamila, tutto ciò che restava dei migliori soldati che il mondo avesse mai veduto: il cuore di Walter si riempì di orgoglio. “Domani combatteremo per la gloria di Dio e la salvezza dell'impero” esordì. “Combatteremo domani, ma stanotte, miei valorosi compagni, stanotte, madre di tutte le notti, ci raccoglieremo in preghiera”. Percorreva avanti e indietro l'estremità della piattaforma, con l'armatura d'oro che tremava come acqua alla fiamma delle torce. Quante volte si era rivolto alle truppe in quella medesima maniera, si chiese. Quante altre volte avrebbe dovuto esortare i suoi uomini a offrire la propria vita all'impero? Quando sarebbe finita? Santo Iddio, doveva pur esserci una fine. “Pregheremo, amici miei, per la vittoria sul nemico. Pregheremo per ottenere forza, coraggio e fermezza. Pregheremo perché la protezione del Signore sia sopra di noi e perché Egli ci rechi il Suo conforto nell'infuriare della battaglia.”. Ciò detto Walter Comneno, l'Unto del signore, Pari dei Santi Apostoli, cadde in ginocchio, e cinquantamila dei migliori guerrieri che il mondo avesse mai veduto si inginocchiarono all'unisono con lui. Con le braccia levate al cielo, l'imperatore lanciò la sua fervida supplica verso il trono celeste. Fece risuonare la sua voce nel silenzio del crepuscolo con l'appassionata veemenza di un comandante consapevole dello spaventoso svantaggio numerico delle sue truppe, che sa di dover fare affidamento solo sul suo coraggio per spostare a suo favore l'ago della bilancia. Quando ebbe finito, la notte era calata sull'accampamento. Walter aprì gli occhi e rimase stupefatto. Gli apparve una miracolosa visione: pareva che le stelle fossero cadute sulla terra, e che la pianura che gli stava di fronte risplendesse della gloria del paradiso. Ogni soldato aveva un lumicino di cera conficcato sulla punta della lancia; cinquantamila stelle terrestri il cui tremolante luccichio illuminava l'accampamento di un chiarore soprannaturale. Lo scintillio delle fiammelle sostenne Walter per tutta quella lunga notte insonne e lo accompagnava ancora mentre cavalcava alla testa delle sue truppe, prima dell'alba. La cavalleria imperiale attraversò la valle di Maritsa qualche miglio a monte dell'accampamento nemico, si schierò per il combattimento e attese che spuntasse il giorno. Attaccò da est, con la luce del sole nascente alle spalle. Ai barbari confusi dal sonno parve che un esercito celeste piombasse su di loro scaturendo dal sole stesso. Walter, sferrando un colpo rapido e preciso al ventre della bestia, condusse la cavalleria contro il centro dell'orda di peceneghi e bogomili; poi, velocemente, si ritrasse, prima ancora che i corni di battaglia potessero dare l'allarme. Dopo averli provocati, si ritirò oltre la portata delle loro fionde e dei loro giavellotti e attese che muovessero al contrattacco. Gli invasori, furibondi e assetati di vendetta, si disposero in linea per la battaglia e diedero inizio ad una faticosa avanzata. I bizantini si trovarono a fronteggiare un'enorme massa compatta e brulicante di barbari ululanti più simile a un'immensa marea umana che si riversava a ondate sul terreno che a un esercito schierato. Udirono il rombo cupo e sordo dei tamburi, che sembrava uno sbatacchiare d'ossa; l'urlo stridente degli enormi e ricurvi corvi da battaglia che ottenebrava i sensi; le grida minacciose dei guerrieri, che muovevano rapidamente contro di loro con andatura sempre più veloce. Gli Immortali- così erano chiamate le truppe scelte dell'Imperatore – osservavano la scena stringendo appena gli occhi, aumentando la pressione delle mani su lance e redini, tenendo a bada i cavalli con parole pacate e sussurrate e restarono fermi, in attesa. Con al fianco i due alfieri, uno che brandiva lo stendardo del Sacro Romano Impero d'Oriente, l'altro il vessillo dorato, Walter fece correre lo sguardo sui suoi ufficiali, gli strateghi, che coordinavano i lunghi ranghi dei soldati, stando al centro di ciascuna ala. Si soffermò sul primo, un veterano delle guerre contro i Peceneghi, di nome Michele, il cui ardimento e la cui astuzia spesso avevano salvato vite umane e deciso le sorti delle battaglie. L'imperatore fece un segno al suo generale, che ordinò a gran voce “Al passo!”. Le trombe lanciarono un unico, acuto squillo, e le truppe avanzarono come un sol uomo. Lo schieramento imperiale – composto da due divisioni formate da dieci reggimenti disposti su cinque file, con cento cavalieri alla testa – avanzò in ordine serrato. I cavalieri procedevano spalla contro spalla e fianco contro fianco: le loro lunghe lance tenevano a distanza i nemici e impedivano loro di usare le scuri e le mazze ferrate. Lanciata sul campo di battaglia, una carica della cavalleria non conosceva ostacoli. Al segnale di Michele, le trombe squillarono e i cavalieri aumentarono l'andatura. L'orda barbara lanciò un grido e mosse loro incontro. Dopo cinquanta passi, le trombe suonarono di nuovo e i soldati raddoppiarono la velocità. I cavalli, addestrati al combattimento, tendevano le briglie, eccitati per lo scontro imminente; ma i cavalieri li trattenevano, in attesa del segnale di attacco. I barbari avanzavano rapidi e il frastuono delle loro grida, dei tamburi e dei corni faceva tremare la terra e l'aria, inghiottendo il tuono degli zoccoli impetuosi che divoravano il terreno. A un cenno dello stratega, le trombe squillarono ancora una volta: diecimila lance si sollevarono. I due eserciti stavano per scontrarsi e, mentre la distanza tra loro si riduceva sempre di più, le trombe diedero l'ultimo segnale: gli uomini a cavallo spronarono i destrieri e li lanciarono al galoppo.

Mel

Vita Eterna

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