giovedì 24 aprile 2008

Breve Storia del Fumetto Italiano



Quando nasce il fumetto italiano?




La data ufficiale, comunemente accettata, è il 27 dicembre 1908, quando appare nelle edicole il primo numero del Corriere dei piccoli. Questo per due motivi: il primo è che la celebre testata è stata la prima vera edizione "industriale", a larghissima diffusione, che puntasse primariamente sui personaggi a fumetti, con una produzione continua; la seconda è che in quello storico numero 1 si pubblicava anche il primo personaggio italiano serializzato, il negretto Bilbolbul di Attilio Mussino (ma tanti altri ne seguiranno).Nasce quindi la prima testata a fumetti italiana e, insieme, il primo fumetto di autore italiano, con una sola pecca: i "fumetti", cioè le nuvolette con le parole dei dialoghi, non ci sono (sostituite da didascalie in rima). Ma non è il caso di cavillare: nuvolette ne erano già apparse in precedenza, anche prima della svolta del secolo, senza che fossero soddisfatte tutte le altre condizioni: sequenza narrativa, serializzazione di personaggi, continuità di pubblicazione, eccetera. Tutto quanto precede il Corriere dei piccoli è considerato preistoria, ma una preistoria ricca e straordinariamente interessante, mai abbastanza approfondita da nessuno studio.Vedremo quindi come prima cosa di raccogliere qualche elemento circa i cosiddetti precursori, per quanto riguarda l'Italia, agganciando quel periodo ai successivi novant'anni di editoria, con le sue oltre diecimila testate, ormai in gran parte codificate da guide e cataloghi.


I fogli d’immagini




Una prima data cardine da segnare è il 18 agosto 1872, quando Giuseppe Lebrun (francese, 64 anni) e sua moglie Carolina Boldetti (milanese), insieme ai fratelli Francesco e Clemente Gondrand aprono una società "per l'esercizio e sviluppo di stabilimento litografico", lo Stabilimento Lebrun Boldetti e C., con sede a Milano, dal quale escono i primi fogli italiani di immagini, sull’esempio già largamente diffuso in Francia (sono famose le tipografie o, meglio, le imageries di Epinal). Nello stesso periodo vengono pubblicati in Italia, anche tradotti, fogli di produzione francese.I fogli d'immagini francesi e quelli tedeschi (dove appaiono, tra l'altro, i racconti di Wilhelm Bush, papà di Max und Moritz) sono considerati tra i precursori del fumetto, nonché delle figurine. Pochi invece conoscono la produzione italiana, piuttosto rara, in gran parte conservata a Milano presso la Civica Raccolta Bertarelli.




I giornali satirici e umoristici




Un altro filone importante per definire le origini del fumetto è costituito dai giornali satirici e umoristici. In generale l'esigenza di pubblicare un giornale nasce dalla volontà di diffondere un pensiero sociale e politico (non fanno eccezione le testate religiose), e il foglio umoristico, spesso apertamente schierato, è considerato un importante strumento di propaganda. Il capostipite dei giornali umoristici italiani, secondo il grande storico dell'umorismo Enrico Gianeri (Gec), è Il Caffè Pedrocchi, che nasce a Venezia nel 1846 nonostante la stampa sia ancora nella rete di una censura a maglie strettissime, ma non pubblica disegni. Il primo satirico italiano illustrato con caricature sarebbe il napoletano Arlecchino, che esce il 18 marzo 1848 con periodicità quotidiana per iniziativa di Emanuele Milisurgo e Achille de Lauzières. Viene poi Lo spirito folletto, fondato a Milano da Antonio Caccianiga il 1° maggio 1848 ("giornale diabolico, politico, umoristico, comico, critico, satirico, pittoresco" illustrato dal mantovano Antonio Greppi), subito soppresso al ritorno di Radetsky, ma riprenderà le pubblicazioni il 6 giugno 1861 per l'editore Edoardo Sonzogno. Tra i collaboratori del 1848 ci sono Antonio Ghislanzoni, che fonderà l'Uomo di pietra nel 1856 "per fare un po' di guerra all'Austria" (prendendo il nome da una specie di Pasquino milanese, "el scior Carera", una statua infissa nei portici di corso Vittorio Emanuele). All'edizione del 1861 de Lo spirito folletto collaboreranno due grandi caricaturisti, il cremonese Vespa (Vespasiano Bignami, 1841-1929) e il torinese Camillo (Camillo Marietti, 1839-1920), secondo Gianeri "il più grande caricaturista personale del nostro Ottocento". Il 21 novembre 1848 a Torino vede la luce Il fischietto, fortemente liberale e cavouriano, una delle testate satiriche più importanti nel panorama italiano, fondata dal disegnatore caricaturista Icilio Pedrone e dal tipografo Cassone. Nel numero 2, ricorda sempre Gianeri, Pedrone pubblica una tavola "Guerra al Portafoglio", in cui onorevoli scatenati si azzuffavano disputandosi a pugni e a calci il potere (ma erano altri tempi). Vi collabora, tra gli altri, Casimiro Teja (firmandosi Puff). Nel 1856, oltre al già citato Uomo di Pietra, il 27 gennaio a Torino nasce Pasquino, considerato il prototipo dei giornali satirico-umoristici italiani. Fondato da Giovanni Piacentini e Giuseppe Augusto Cesana, di impostazione cavouriana, è la palestra dello straordinario illustratore torinese Casimiro Teja, che lo dirigerà fino all'ultimo giorno della sua vita, nel 1897; la direzione sarà proseguita da Dalsani (Giorgio Ansaldi), poi da Caramba (Eduardo Boutet), Golia, Manca, Tarquinio Sini e infine, dal 1922 al 1930 (quando la testata sarà soppressa dal fascismo), da Enrico Gianeri (Gec). Nel marzo 1857 a Milano Leone Fortis, transfuga da Venezia e direttore de La Scala, fonda il Pungolo, che pubblicherà, tra tanti validi caricaturisti, Salvatore Mazza; la testata sarà soppressa dagli austriaci l'anno dopo. A sottolineare il valore letterario di queste pubblicazioni, vale la pena ricordare che l'Almanacco del Pungolo per il 1857 costituisce l'atto di nascita della Scapigliatura milanese. Il Fanfulla viene fondato a Roma da De Renzis, Piacentini, Cesana e Avanzini (che nel 1879 creerà il Messaggero, un quotidiano da 20.000 copie di tiratura!); nel 1872 entra in redazione anche Ferdinando Martini (che sarà direttore del Giornale per bambini di cui vedremo più avanti). Tra le firme troviamo Oronzo E. Marginati (Luigi Locatelli, popolare autore di "Come ti erudisco il pupo"), Tito Livio Cianchettini (Filiberto Scarpelli; lo pseudonimo è preso da un curioso personaggio romano, uno "scrittore metafisico" che vendeva per strada un suo foglio, il Travaso delle idee, da cui verrà l'idea dell'omonima testata), Gandolin (Luigi Arnaldo Vassallo), Guido Vieni (Giuseppe Martellotti), Giulio De Frenzi (Luigi Federzoni), Caramba e Yorick (Piero Ferrigni). Domenica 12 febbraio 1882, a Milano, vede la luce il secondo numero del Guerin Meschino; infatti il primo numero, annunciato e pubblicizzato, non era pronto alla data prevista, così si era deciso di darlo per esaurito e di cominciare con il n. 2, anche se questo creerà qualche inconveniente con la Procura. Il settimanale viene fondato dai fratelli Giovanni Pozza (l'ideatore e primo direttore) e Francesco Pozza (vera anima del giornale e direttore per trent'anni), Carlo Borghi (già editore di altre testate, morirà giovanissimo l'anno seguente) Luigi Filippo Bolaffio (che lascerà il gruppo dopo dopo tempo) e l'ingegner Guido Pisani; il pittore Tranquillo Cremona ne schizza la testata, al tavolino di un caffè, e Luigi Conconi la realizza (sarà anche l'autore di molte illustrazioni del primo periodo). Subito dopo la nascita del giornale, fallisce il tipografo Bortolotti, ma subentra il Cordani. Il Guerin Meschino ospita le caricature di Amero Cagnoni, cui succederanno nel 1904 Aldo Mazza e, nel 1924 quando la testata sarà acquistata dal Corriere della Sera, Giovanni Manca. Dal 1923 al 1939 vengono pubblicati annualmente degli almanacchi. Le pubblicazioni continueranno fino al settembre 1943 (riprenderanno il 30 dicembre 1945 fino al 1950). L'asino viene fondato a Roma nel novembre 1892 da Guido Podrecca, da Gabriele Galantara e dall'avvocato Lugli; durerà fino alla prima guerra mondiale, poi riprenderà a Milano nel 1922, soppresso dal fascismo nel 1925. Tra i tanti collaboratori vanno qui segnalati almeno Filiberto Scarpelli, Bruno Angoletta, Girus e Gec.Nel 1886 il giornalista e disegnatore genovese Gandolin, fondatore a Roma del Capitan Fracassa, inaugura un formato tascabile con il famoso Pupazzetto, pieno di osservazioni e cronache illustrate dai suoi "pupazzetti", appunto, talvolta aiutato da Cesare Pascarella. Da Roma si trasferisce a Genova, dove continua la pubblicazione fino al 1900, quando subentra il ventiquattrenne Yambo (Enrico Novelli). Nel febbraio del 1900 nasce il Travaso delle idee, un'idea di Carlo Montani realizzata con Filiberto Scarpelli, Marchetti, Tolomei e Yambo. Sarà diretto per lungo tempo da Guasta, fino all'ultimo numero (gennaio 1962). Da gennaio 1947 fino al 1955 escono anche i supplementi mensili monotematici Travasissimo (il numero 41 del gennaio 1951 sarà sequestrato per una vignetta in ultima pagina che dileggiava la repressione dei celerini inviati dal ministro degli interni Scelba contro le manifestazioni operaie; verrà sostituito immediatamente da un numero 41bis in memoria dello scomparso Trilussa). Vamba (Luigi Bertelli), autore fortemente politico, repubblicano, anticlericale, crea diverse testate prima di concepire il Giornalino della Domenica, dove tra l'altro pubblicherà a puntate "Il Giornalino di Gianburrasca" (da lui stesso pupazzettato). Per la nostra ricostruzione storica deve essere ancora citata almeno una testata, Numero. Nasce con il numero 2 dell'anno 2°, a Torino, il 4 gennaio 1914 (fingendo già esaurito un primo numero in realtà mai esistito, così come aveva fatto il Guerin Meschino), creato dal giornalista Nino Caimi, da Pitigrilli (Dino Segre) e da Golia (Eugenio Colmo) con un capitale di 53 mila lire. Tra le firme della nuova testata troviamo un giovanissino Sto (Sergio Tofano), con tavole molto raffinate, Bruno Angoletta, Guido Moroni-Celsi (proveniente da Ma chi è?, una testata satirica napoletana durata dal 1904 al 1911 e quasi interamente confluita in Numero) e tanti altri autori importanti. Dopo la guerra incontra la crisi, come molte altre testate, e finisce, sembra, nel 1922. A questo punto bisognerebbe parlare ancora di 420, Settebello, Bertoldo, Marc'Aurelio, Becco Giallo... ma intanto la storia del fumetto è già iniziata. Nelle redazioni delle testate satiriche e umoristiche nascono le prime pubblicazioni per bambini, e ritroveremo in calce ai fumetti molte delle firme già incontrate sui fogli satirici e umoristici.




I giornali per bambini




Sulle pubblicazioni per bambini del secolo scorso e dei primi anni del Novecento esiste già una letteratura più ampia. Riporto solo qualche titolo: Il giornale per i fanciulli di Pietro Thouar, apparso anonimo nel 1834 e rapidamente soppresso dal governo austriaco; il Giornale per giovinetti diretto da Cesare Malpica a Napoli nel 1840 e L'amico dei fanciulli edito a Prato nello stesso anno; le Letture cattoliche a fascicoli mensili di San Giovanni Bosco del 1853; Il giovinetto italiano – letture politiche, letterarie e morali, diretto nel 1849 da Vincenzo De Castro a Genova; Frugolino (1878-1895 almeno).Il 17 luglio 1881 esce il primo numero de Il giornale dei bambini, con la prima puntata della "Storia di un burattino" di Carlo Collodi (nome d'arte di Carlo Lorenzini), pubblicata a singhiozzo fino al 25 gennaio 1883, infine raccolta in volume con il definitivo titolo di "Pinocchio". L'editore è l'ungherese Emanuele Obleight e la testata nasce da una costola del citato Fanfulla per pubblicare anche in Italia – come spiega il direttore Ferdinando Martini nel racconto-editoriale del numero 1 – qualcosa di simile ai giornalini illustrati americani.E ancora La domenica dei fanciulli (Paravia, aprile 1900-dicembre 1920, con Golia), Mondo piccino (Treves, 1886-1905), ancora il Giornale dei bambini (Cappelli, 1901-1904 almeno, con una tiratura dichiarata di 15.000 copie nel 1904 e copertina di Yambo).Il 24 giugno 1906 il fiorentino Vamba fonda e dirige Il giornalino della domenica "rivoluzionando i ragazzi, esaltando ciò che fino allora, dai così detti educatori, era stato ritenuto una colpa: il chiasso, la monelleria – dando ad essi il gusto e l'esercizio dell'umorismo, e con l'umorismo e col solleticare la sana monelleria infantile, insegnando loro ad amare, sopra tutto, la Patria, con la mente e con i fatti, a odiare sopra tutto una cosa: la pedanteria" scriverà Scarpelli nel 1932 ricordando quegli anni. La pubblicazione si interrompe per difficoltà finanziarie con il numero 30 del 23 luglio 1911, ma riprende dopo la guerra il 22 dicembre 1918 e continua a essere diretta dal fondatore fino alla sua scomparsa, alla fine del 1920; continua ancora, sotto sigle editoriali diverse, fino al 1924; dal 1925 è pubblicata da Mondadori (con belle copertine di Angoletta nel 1925) fino alla definitiva chiusura, avvenuta con il numero 26 del 5 luglio 1927. Tra gli illustratori vale la pena di citare Ezio Anichini, Giove Toppi, Guasta, Piero Bernardini (che esordisce giovanissimo sul primo numero de Il passerotto, il 4 agosto 1907; il supplemento mensile del Giornalino della domenica riservato agli abbonati, curato da Omero Redi alias Ermenegildo Pistelli e pubblicato fino alla fine del 1920), Attilio Mussino, Mario Pompei, Sto (Sergio Tofano) e Francesco Gamba.E' ancora giusto citare tra i precursori il Novellino, fondato nel 1899, normalmente ricordato per aver pubblicato, nel 1904, due tavole del personaggio statunitense Yellow Kid, ma certamente meritevole di studi più accurati; la testata durerà quasi trent'anni, pubblicando molte cose interessanti, tra cui Cretinetti (dal 1901, forse il primo personaggio serializzato italiano), e Bonifazio e Tranquillino (di Guido Moroni-Celsi, pubblicati tra il 1924 e il 1926). Nel 1928 confluisce, come testata aggiunta, in un altro giornale per ragazzi, Il corrierino edito dalla Cardinal Ferrari. Il corrierino e Novellino saranno poi assorbiti da un'altra testata cattolica, Il giornalino, che arriverà fino ai nostri giorni.




Il Corriere dei Piccoli




Il panorama del 1908 è dunque costituito da un'editoria per ragazzi ancora immatura, viziata da pesanti intenzioni educative (e di conseguenza noiosissima), e da un'editoria umoristica per adulti incentrata sulla vignetta o sulla grande tavola (in sostanza ancora una vignetta, anche se molto grande e magari splendidamente realizzata).L'esempio statunitense di allegare all'edizione della domenica dei grandi quotidiani una sezione illustrata (è lì che nascono i primi personaggi dei fumetti) non sembra interessare all'editore italiano. Finalmente il Corriere della sera, che nel 1899 ha cominciato a pubblicare La domenica del Corriere come settimanale illustrato rivolto alla famiglia, anche se mantiene quei pupazzetti lontani dalle sue pagine austere e autorevoli (atteggiamento che manterrà fino agli anni Ottanta!), affida a Silvio Spaventa Filippi il compito di dirigere una nuova testata per bambini, che vede la luce il 27 dicembre 1908 (il 1909 sarà comunque indicato come "anno primo").Autore di un saggio sull'umorismo pubblicato qualche anno prima, persona intelligente ed evidentemente attenta alle novità, Spaventa Filippi non solo attinge tra i personaggi di successo editi dai quotidiani americani, ma dà al giornale un'impostazione moderatamente a metà strada tra il barricadiero Giornalino della domenica e gli edulcorati giornalini "educativi".Il gioco consiste nel mettere in mano al bambino un "vero" giornale – e la testata richiama quella normalmente acquistata e letta dal papà – ma è anche un giornalino pensato e realizzato solo per loro (la fotografia che correda l'editoriale del primo numero mostra addirittura dei bambini all'opera attorno alla rotativa che stamperà il giornale, come se il Corriere dei piccoli fosse fatto addirittura da loro. Non mancheranno le pagine, soprattutto quelle scritte, di evidente intento educativo, ma saranno bilanciate proprio dalle pagine a fumetti e soprattutto da quelle statunitensi, nate per un pubblico non infantile.Gli autori italiani sono subito mobilitati, a cominciare da Antonio Rubino (che ne disegna anche la celebre testata) e Attilio Mussino (autore del primo personaggio italiano, il negretto BilBolBul). Sulle pagine del settimanale, e successivamente su quelle di altre testate a fumetti, ritroviamo firme nate dai giornali satirici o su quelli per bambini, ma anche grandi firme dell'illustrazione: Angoletta, Sto, Moroni-Celsi, Pompei, Manca, Giove Toppi, Guasta, Bernardini, Gustavino e Brunelleschi.




Le nuvolette vengono dal mare




Grandi autori mobilitati, belle pagine divertenti e ben disegnate, ma la nuvoletta con le parole stenta a mostrarsi. Il 17 dicembre 1932 arriva in edicola Jumbo, settimanale illustrato per ragazzi dai 7 ai 15 anni, edito a Milano da Lotario Vecchi, che per primo rinuncia alle didascalie in versi pubblicando i fumetti con i balloon originali. La rivista presenta produzioni dell'agenzia inglese Amalgamated Press (poi Fleetway), pur con qualche adattamento dettato dal momento politico italiano. Infatti un personaggio di William Booth diventa, grazie a qualche ritocco, Lucio l'avanguardista e partecipa ai festeggiamenti per l'anniversario della marcia su Roma! Jumbo termina la sua avventura editoriale col numero 309, il 13 novembre 1938, e noi lo ricordiamo anche perché nelle sue pagine esordisce come autore di fumetti (anche se aveva già pubblicato qualche poesia sul Corriere dei piccoli e alcuni romanzi di avventura sul Giornale di viaggi di Sonzogno) Gianluigi Bonelli, scrittore, sceneggiatore ed editore.


Il fumetto d'avventura




Il nostro paese si era un po' perso l'età d'argento del fumetto, quella vasta produzione umoristica che aveva accompagnato gli anni dal 1895 al 1929, con le paginone a colori dei quotidiani (pensiamo al fantastico Little Nemo stampato nelle dimensioni di un poster!), appena percepita attraverso le tavole rimontate e private delle nuvolette nel Corriere dei piccoli. Gli ultimi scorci degli anni Venti danno la scossa al paese-guida dei comics, culminando con il crollo della Borsa del 1929 e tutte le relative conseguenze. La risposta del fumetto alla grande crisi è la nascita dei fumetti d'avventura: il primo è Buck Rogers (fantascienza) nell'agosto 1928 (anche Cino e Franco sono del 1928, ma la loro popolarità esploderà solo qualche anno dopo, quando le loro storie si sposteranno in Africa), poi Tarzan nel 1929. E’ l'inizio di quella che viene indicata come l'età d'oro: ricordiamo la nascita di Dick Tracy nel 1931, di Brick Bradford nel 1933, di Flash Gordon e Mandrake nel 1934, dell'Uomo Mascherato nel 1936, mentre anche le storie a fumetti di Topolino, nato per il cinema nel dicembre 1928, si fanno sempre più avventurose.Topolino sbarca in Italia con le sue prime strisce, create per i quotidiani statunitensi dal gennaio 1930, immediatamente: tra marzo e dicembre 1930 sono riproposte dall'Illustrazione del popolo, settimanale della Gazzetta del popolo di Torino. Due anni dopo, il 31 dicembre 1932, il fiorentino Giuseppe Nerbini (edicolante, giornalista, editore dalla fine dell'Ottocento sia di testi socialisti sia di pubblicazioni satiriche e popolari) dà alle stampe il primo numero della testata Topolino, 30.000 copie che presto arriveranno a 300.000. Non ha chiesto i diritti di riproduzione, e il personaggio è disegnato da autori italiani: immediatamente il rappresentante in Italia del potente King Features Syndicate, il commendator Guglielmo Emanuel (futuro direttore del Corriere della Sera) lo blocca, gli spiega che bisogna procedere in modo diverso, che esistono i copyright... e un accordo è presto raggiunto. Il giornale è diretto da Carlo Lorenzini, nipote di Collodi (anzi "Collodi nipote", come firma abitualmente), che lascerà presto la casa editrice in disaccordo con le scelte editoriali ritenendo poco educativi i fumetti americani (ma rivedrà in seguito la sua posizione).Alla scomparsa dell'editore, il 28 gennaio 1934, stroncato più dal dolore per la scomparsa violenta di un figlio che per malattia, la casa editrice fiorentina sarà diretta dal figlio Mario Nerbini, che realizza il grande progetto, già maturato con il padre, de L'avventuroso: è il 14 ottobre 1934. Da quel momento tutti i maggiori personaggi americani del KFS, Gordon, Mandrake, Uomo Mascherato, Cino e Franco (che avevano già esordito su Topolino), Jim della giungla eccetera, saranno pubblicati sulle diverse testate nerbiniane, spesso ridisegnati da autori italiani come Lemmi e Giove Toppi.Intanto la testata Topolino (sempre rimasta proprietà Disney) passa in concessione all'editore Mondadori (ufficialmente dal n. 137 dell'11 agosto 1935), senza rimpianti da parte di Mario Nerbini, che crede soltanto nei personaggi avventurosi.Ma il fumetto italiano? Nerbini ha sempre puntato soprattutto sulla produzione statunitense, e avrà difficoltà ad obbedire ai divieti del governo. Invece Mondadori, che si avvale dell'oculata opera di Antonio Rubino e soprattutto, in anni assai difficili, di Federico Pedrocchi, ospita sulle sue testate i più grandi autori italiani, dando loro il massimo rilievo. Basti citare, per tutti, il ciclo del dottor Faust con le sue splendide doppie pagine centrali! Con tutti i limiti imposti dal fascismo, soltanto Mondadori riesce a pubblicare comunque buone storie, con poche concessioni alle direttive dei fascisti, al punto da continuarle dopo la guerra e da poterle ripubblicarle in albo senza arrossire di vergogna. Di queste testate, al cuore del periodo bellico arriva solo Topolino, assorbendo L'avventuroso che aveva già inglobato Giungla; a sua volta cesserà le pubblicazioni strangolato e avvilito dalla censura di regime e dalla difficoltà di reperire la carta.Al giorno della Liberazione arriva quasi indenne soltanto il veterano Corriere dei piccoli, con i cassetti già pieni di tavole preparate per un paese finalmente libero.


Dopoguerra a strisce e libretti




Nel 1948 nasce il formato "striscia", che segnerà l'editoria a fumetti italiana per quasi due decenni. Narra la leggenda che gli editori Bonelli, Casarotti e Torelli, non solo concorrenti ma anche amici, spesso si incontrino a pranzo o a cena per parlare di lavoro. Nel corso di queste conversazioni mettono le basi del nuovo formato, cioè albetti di trentadue pagine larghi 17 centimetri e alti 8, un grande cambiamento rispetto all'anteguerra e ai formati giganti di allora. Non solo manca la carta, e quella che si trova sul mercato costa carissima, ma questo nuovo formato permette di ricavare da un solo foglio-macchina tre albi diversi, con un notevole risparmio sui costi tipografici. Anche se l'inventore sembra sia stato Gino Casarotti della Dardo, l'esordio nel formato striscia spetta a Tristano Torelli con Il Piccolo Sceriffo, avventure scritte dallo stesso Torelli e disegnate da Dino Zuffi. L'albetto è il primo di una valanga di avventure in formato striscia, che diventa il preferito dagli editori per la praticità di stampa e per l'impostazione più semplice delle storie.Intanto i giornali e i formati grandi lasciano il posto ai libretti (Topolino, Monello, Intrepido, Cucciolo, eccetera) e nascono nuovi protagonisti editoriali. Se Pantera Bionda e altre splendide fanciulle devono castigarsi e infine scomparire sotto gli strali dell'opinione perbenista, trovano il loro spazio Bianconi, Caregaro (Alpe) e tanti altri.


Straordinari anni Sessanta




La produzione degli anni Cinquanta è povera di colpi di scena. Lentamente si va affermando l'importanza della basa editrice Bonelli con Tex e numerose altre testate, tutte preparate con molta cura e con storie avvincenti; la stampa cattolica si rafforza attorno a testate poco visibili ma solide (basti pensare a un Messaggero dei ragazzi). Eccezionale l'esperienza del Giorno dei ragazzi, una testata durata dodici anni allegata settimanalmente al quotidiano milanese Il giorno.Ma le vere svolte si hanno negli anni Sessanta. Nel dicembre 1962 nasce i primo dei fumetti neri: appare Diabolik, delle sorelle Giussani, simpatiche signore che per quasi quarant'anni inventeranno storie criminali, con modi gentili e un'aria innocente da ricordare le protagoniste di "Arsenico e vecchi merletti"! Tracciato il solco, seguiranno un'infinità di eroi "negativi", da Kriminal e Satanik (dell'accoppiata Magnus & Bunker) a Sadik, Jnfernal e via elencando. Nasce invece nel 1966 la prima eroina sexy, Isabella (disegnata da Sandro Angiolini), seguita da una valanga di testate più o meno spinte, palestra di autori anche molto bravi, come Manara e Frollo.Il 1965 vede il primo Salone del fumetto a Bordighera (si trasferirà, l'anno dopo, a Lucca) mentre in aprile appare in edicola Linus, prima rivista-contenitore del mondo; seguiranno Sgt. Kirk ed Eureka nel 1967, Sorry e Il Mago nel 1972, e tante altre fino a Comic Art nel 1984.Nel 1966 appaiono anche le prime edizioni amatoriali, con Comics Club 104, di Paolo Sala e Alfredo Castelli.Il fumetto esce così dal ghetto, si comincia ad affermare il concetto di fumetto d'autore. Ormai il mercato è aperto a tutte le esperienze, nessuno si vergognerà più di quel giornalino infilato sotto il braccio...




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Mel

Vita Eterna

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