domenica 20 aprile 2008

Esilio


cammino tranquillo fra campi e città, la mente segue pensieri veloci, nostalgici ricordi troppo spesso ritrovati. Passo dopo passo giungo al mio paese, squallido, povero, mio. è tardi, la luna rischiara l'atmosfera pesante del ritorno, troppo a lungo lontano con il corpo e con la mente torno ora sui miei passi, leggero e veloce ascolto il richiamo degli uccelli, i primi a salutare il risveglio del sole. Un'alba chiara mi saluta, una dolce brezza mi accompagna lì ove feci la prima scuola, ove conobbi i primi amici, i primi dolori, non ho ricordi felici di questo luogo, eppure sento di appartenergli, sento il legeme forte del sangue che mi chiama, troppo a lungo lontano non posso ora non ascoltarlo. I fiori cantano la felicità, lievi rumori fanno intuire il risveglio, cammino tranquillo, sicuro, nulla è cambiato. Giungo a casa, è come nei ricordi, in giardino il ciliegio è in fiore e piccoli petali bianchi volano cullati dal vento per riposare nei soffici ciuffi d'erba del prato, odore di lavanda e gelsomino seguono ad essi mentre nell'orto i dolci frutti scendono languidi da rami troppo esili per sopportarne il peso, sotto la pergola in fiore la cuccia, luogo ormai dimenticato, dimora d'un compagno fedele ridotta ormai a vuoto rudere, come la casa. Ormai abbandonata, serba ricordi troppo dolorosi per essere dimenticati, non posso entrare, i piedi non riescono a superare il cancello, troppa memoria serba quel luogo, troppo dolore. Scappo, corro via, tornerò un giorno, superero quel cancello, romperò il freddo muro di cristallo dei ricordi, romperò l'esilio. Cammino tranquillo, esco dal paese ormai sveglio, nessuno mi ha visto, nessuno mi ha notato, nessuno l'ha mai fatto. Prima di tornare nell'oblio passo al cimitero, lì nell'immenso verde di prati assolati e dei campi immersi nella prima rugiada riposa la mia famiglia, facce allegre e sorridenti mi salutano ormai prive di colore, ormai grigie, i fiori sono freschi, rose bianche, pure, forti, simbolo di speranza, riposano con loro. Io sono lì al loro fianco, anch'io in una vuota e grigia cornice, anchio sorridente, gurado quell'uomo sconosciuto, il suo sorriso è dolore, i suoi occhi vuoti pozzi senza fine, lo guardo ma non lo riconosco, non posso.. non più. Vado via salutato dal sole ridente d'una giornata di primavera, perso in un sentiero passato.

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Mel

Vita Eterna

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